Ciclismo, sessant’anni fa l’oro del lariano Fornoni alle Olimpiadi di Roma

Il quartetto italiano che conquistò la 100 chilometri a squadre alle Olimpiadi di Roma del 1960

Sessant’anni fa uno dei successi più importanti e iconici dello sport lariano. Era venerdì 26 agosto 1960, alle Olimpiadi di Roma. Quel giorno il quartetto italiano conquistò la 100 chilometri a squadre: sui pedali Antonio Bailetti, Ottavio Cogliati, Livio Trap e Giacomo Fornoni. Quest’ultimo, originario della Val Seriana, è vissuto per anni a Rogeno, ora in provincia di Lecco e ha gestito un ristorante al confine con Merone. Classe 1939, Fornoni è scomparso nel settembre del 2016. Il locale che ha gestito con la sua famiglia, non a caso, si chiamava “Cinque cerchi”. All’interno erano conservati e in bella vista tanti cimeli, la medaglia e la maglia olimpiche, i diplomi e le lettere di complimenti, tra cui quella del re d’Italia Umberto che gli scrisse dall’esilio in Portogallo. Per anni, praticamente fino alla sua scomparsa, Fornoni ha ricevuto lettere di ammiratori che gli chiedevano una foto con autografo; lui rispondeva con le cartoline firmate che aveva conservato del periodo in cui era Professionista. Persone che ricordavano o avevano letto del suo exploit alle Olimpiadi di Roma 1960. A quella competizione l’atleta lariano arrivò con una grande carica.
Lo aveva raccontato in una intervista al nostro giornale nel 2010. «Io per vincere dovevo essere “incazzato” (il termine che utilizzava era proprio questo, ndr) – aveva spiegato – e fecero di tutto per farmi arrivare così alla gara. Per evitare le tentazioni del villaggio olimpico io e gli altri ciclisti eravamo stati mandati in ritiro in un convento di suore. Al mattino della corsa litigai con loro perché non ero soddisfatto rispetto a quello che mi avevano dato a colazione».
«Ero così arrabbiato – aggiunse – che mentre gli altri raggiunsero il via della gara in pullman, io andai direttamente in bici alla partenza. E pensare che nei quattro giorni prima della corsa non mi ero nemmeno allenato: mi avevano suggerito che sarebbe stato meglio riposare».
Fornoni aveva raccontato un aneddoto simpatico: «Io la notte non avevo mai sonno – disse – mentre gli altri tre andavano sempre a letto presto. Il commissario tecnico Elio Rimedio lo sapeva e quando la sera andava a Roma mi portava sempre con sé. Conobbi così la vita notturna della Capitale».
Il percorso della “100 chilometri a squadre” era un circuito con partenza e arrivo in viale Oceano Pacifico. «Un tracciato difficile – ricordava Fornoni – Oltretutto non fummo facilitati dal fatto che Bailetti andò subito in crisi perché sentiva molto la gara, era davvero emozionato, ma tutto andò per il meglio e alla fine festeggiammo la conquista dell’oro».
In una giornata caldissima l’Italia chiuse con il tempo di 2 ore 14’33’’53, precedendo la Germania Est di oltre 2’ e l’Unione Sovietica di 4’.

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