Cinghiale radioattivo abbattuto a Castiglione Intelvi

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Il veterinario dell’Asl: «La carne è già stata distrutta». Forse ha mangiato funghi al Cesio

Cinghiale radioattivo a Castiglione Intelvi. I controlli sul Cesio 137 effettuati su un ungulato abbattuto in paese hanno dato esito positivo. Nel campione prelevato all’animale è stato infatti riscontrato un valore superiore alla soglia di allerta.
La carne è stata distrutta e non è stata immessa sul mercato.
Nelle scorse settimane, alla luce di una serie di casi di positività prima in Piemonte quindi in Svizzera, la Regione Lombardia ha messo a punto un piano di monitoraggio e controllo

mirato nelle zone potenzialmente a rischio. «In provincia di Como sono stati disposti 16 controlli – dice il responsabile del dipartimento veterinario dell’Asl, Giulio Gridavilla – In base alla presenza di cinghiali sul territorio, la decisione è stata di procedere con 10 test nel Medio e Alto Lario e con i restanti 6 nel Triangolo Lariano. La prima serie è già stata completata mentre quelli nel Triangolo Lariano partiranno a novembre, con la stagione della caccia».
I dieci campioni prelevati ad altrettanti cinghiali nel Medio e Altolario sono stati inviati all’Arpa per le analisi sulla presenza di isotopi radioattivi.
Per uno degli ungulati, abbattuto a Castiglione Intelvi è stato riscontrato un valore di Cesio 137 di 880 becquerel, superiore rispetto alla soglia di allerta fissata a 600.
«Il valore è superiore alla soglia, ma il dato resta abbastanza contenuto – spiega Gridavilla – Per rendere meglio l’idea, posso dire che, in Svizzera lo stesso test sarebbe considerato negativo, perché la Confederazione Elvetica usa come soglia di allerta il valore di 1.200 becquerel. Per quanto ci riguarda, comunque, si tratta della prima verifica di questo tipo con risultato positivo al Cesio 137. La carne del cinghiale in questione è già stata distrutta».
L’ungulato contaminato potrebbe aver mangiato funghi radioattivi.
«I cinghiali sono soliti scavare nel terreno e spesso mangiano funghi ipogei, che si trovano sottoterra appunto – spiega il responsabile del dipartimento veterinario dell’Asl di Como – Da qui potrebbe derivare la presenza dell’isotopo radioattivo. Il Cesio 137 resta nel terreno anche 30 anni e la Valle Intelvi è stata una di quelle maggiormente contaminate dopo l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl perché in quella zona era piovuto proprio nei giorni del passaggio della nube radioattiva».
Secondo gli esperti dell’Asl non si tratta comunque di un dato allarmante. «I campioni prelevati a un altro cinghiale abbattuto nella stessa zona hanno dato esito negativo – dice Massimo Campagnani, responsabile del settore veterinario del distretto del Medio e Alto Lario – Lo stesso vale per tutti gli altri campionamenti fatti nel distretto. Da Chernobyl in poi abbiamo sempre effettuato controlli specifici, soprattutto su latte, pesci e carni e gli esiti sono sempre stati negativi».
«Non si deve parlare di allerta sanitaria – continua Giulio Gridavilla – Anche l’eventuale consumo della carne del cinghiale nel quale sono stati riscontrati quei valori di Cesio 137 non avrebbe comunque comportato alcun pericolo. Per precauzione, comunque, ogni eventuale animale con valori superiori alla soglia viene distrutto».
Non ci sarebbe alcun collegamento tra il caso di Castiglione Intelvi e i precedenti della Val Sesia e del Canton Ticino.
«In seguito a quegli episodi è stato deciso di potenziare i controlli – dice Gridavilla – ma non si tratta di casi collegati. L’obiettivo principale è avere una mappatura precisa. Questo anche perché, dal 2016, passati 30 anni dall’incidente di Chernobyl, il rischio di contaminazione del terreno dovrebbe chiudersi e i dati registrati con questi campionamenti saranno importanti per fare ulteriori verifiche mirate su questo fronte».
Al momento, dopo il primo caso di positività non sono stati previsti ulteriori interventi.
«Andremo a terminare il piano di controlli, così come previsto dal ministero e dalla Regione – conclude Gridavilla – Alla luce dei risultati complessivi, poi, a livello centrale gli esperti valuteranno se chiedere ulteriori verifiche o interventi».

Anna Campaniello

Nella foto:
Sopra, il responsabile del dipartimento veterinario dell’Asl, Giulio Gridavilla. A sinistra, un esemplare di cinghiale fotografato sui monti lariani. Questo mammifero artiodattilo, della famiglia dei Suidi, da alcuni anni è sempre più presente sulle Prealpi lombarde. L’abitudine a scavare nel terreno per trovare cibo, in particolare radici e funghi ipogei, come il tartufo, potrebbe essere la causa della contaminazione del capo abbattuto di recente a Castiglione Intelvi, positivo al test della radioattività

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