Otto anni complessivi di carcere, quattro per la mamma (una ucraina di 37 anni) e altrettanti per il marito italiano di 54 anni. È la richiesta dell’accusa al termine di un processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni sul figlio di lei, avuto prima di trasferirsi in Italia e sposarsi. Il piccolo, in età da scuola elementare, nel corso dell’incidente probatorio che si è tenuto nei mesi scorsi in tribunale avrebbe riferito di quanto avveniva in casa. Una storia da brividi, quella che si legge, con calci, pugni, cinghiate, punizioni dove il bambino doveva inginocchiarsi sui semi di grano saraceno e perfino, per scoraggiare il racconto dei fatti ad altre persone, veniva chiuso dentro una valigia. I genitori raccontano però un’altra storia, ben diversa da quella del figlio. Riconoscono un livido alla gamba come causato dal padre («con un calcio») ma negano tutte le altre accuse della Procura. L’avvocato, proprio per questo, ha chiesto l’assoluzione per la madre da tutte le contestazioni e l’assoluzione del padre dai maltrattamenti, con il minimo della pena solo per il calcio ammesso in aula. Sentenza a luglio.
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