Cinghiate e torture ai figli: il padre interrogato respinge ogni accusa

carcere Bassone

Avrebbe ammesso solo di prestare molta attenzione all’andamento scolastico dei figli e alle loro frequentazioni, negando tuttavia con decisione di averli mai picchiati. Nulla che sia anche solo vicino a quanto raccontato invece dai figli agli insegnanti, con storie di botte, torture e cinghiate non solo con i piccoli come vittime, ma anche con la moglie.
Si è difeso il padre 42enne del Triangolo Lariano, arrestato in settimana in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pubblico ministero Antonio Nalesso e accolta dal giudice delle indagini preliminari Carlo Cecchetti.
Lo stesso magistrato, quest’ultimo, che si è poi recato al Bassone per interrogare l’indagato. Che, come detto, avrebbe negato ogni coinvolgimento. L’accusa invece è molto pesante, nata proprio dai racconti dei figli rispettivamente di 12, 7, 6 e 4 anni.
Accuse che abbracciano un ampio periodo: non potevano uscire, non potevano guardare la televisione, in casa non potevano fare alcun tipo di rumore e chi sgarrava veniva preso a cinghiate con la cintura dei pantaloni, oppure sottoposto alla tortura detta “della matita”, con l’inserimento della stessa tra le dita della mano che poi venivano premute con forza.
Il padre, di origine siriana, era già noto agli uomini della squadra Mobile di Como che hanno indagato su di lui. In passato era infatti stato coinvolto in una indagine contro i “passatori” che dall’Italia conducevano i clandestini fino alla Germania. Sodalizio che aveva la propria base operativa nel Comasco e nel Triangolo Lariano.
Le vittime – secondo quanto contestato dalla Procura – sono i suoi familiari, i figli ma anche la moglie, pure lei siriana.
In realtà nella abitazione già più volte in passato erano giunte le forze dell’ordine, l’ultima volta solo pochi giorni prima dell’arresto. Ma importanti segnalazioni, come detto, sarebbero giunte dal dirigente scolastico e dagli insegnanti con cui si sfogavano i bambini. In particolare, durante un’ora di educazione fisica, una delle figlie avrebbe raccontato all’insegnante delle cinghiate prese da quel padre violento che è poi finito sotto i riflettori della squadra Mobile e della Procura di Como.
Gli ultimi episodi sarebbero recentissimi, risalenti allo scorso 29 novembre. La figlia più grande sarebbe stata presa a calci sulla schiena e (di striscio) anche sul viso, afferrata per i capelli e minacciata: «Ti taglio la gola». Violenze che aumentavano quando la madre – anche lei vittima delle vessazioni in famiglia e impossibilitata a uscire di casa – cercava di intervenire per proteggere i figli.
Le accuse sono di maltrattamenti in famiglia, violenze aggravate dall’aver commesso i fatti in presenza dei figli minorenni della coppia. Botte che tuttavia il genitore nega con determinazione.

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