Cinquant’anni dalla “partita del secolo”. Tarcisio Burgnich: «Nei supplementari calcio vero, senza schemi e tattiche»

Tarcisio Burgnich

L’hanno definita la “partita del secolo”. Un momento mitico nella storia del calcio, soprattutto per gli appassionati italiani. È la sfida di semifinale dei Mondiali del 1970 in Messico tra Italia e Germania Ovest, terminata 4-3 per gli azzurri. Si giocò il 17 giugno del 1970: domani sarà dunque celebrato il 50° anniversario. Un match quasi banale nei suoi tempi regolamentari, con l’Italia in vantaggio all’8’ con Roberto Boninsegna e il pareggio dei tedeschi ad opera di Karl-Heinz Schnellinger al 90’, quando ormai la qualificazione sembrava ipotecata dagli uomini del commissario tecnico Ferruccio Valcareggi. Poi i supplementari entrati nella storia con la rete di Gerd Müller al 94’, il 2-2 di Tarcisio Burgnich al 98’, il 3-2 di Gigi Riva al 104’, il pari (3-3, ancora di Müller) al 110’ e, infine, lo storico gol di Gianni Rivera del definitivo 4-3 al 111’.
Una partita entrata nel mito, che di recente è stata spesso riproposta nei vari amarcord che si sono susseguiti nei mesi di lockdown con tutto lo sport bloccato. E così anche i più giovani hanno avuto occasione di rivivere integralmente quella gara, oltre alle atmosfere di cinque decenni fa.
Tra i marcatori anche Tarcisio Burgnich, personaggio che in anni seguenti avrebbe regalato, come allenatore, tante gioie al Como e ai suoi tifosi. Nella stagione 1983- 1984 guidò i lariani alla promozione in serie A. Poi nei campionati 1987-1988 (serie A) e 1992-1993 (in C) subentrò ai colleghi Agroppi e Valdinoci, conducendo i lariani alla salvezza dopo inizi di campionato non esaltanti.
Burgnich è un personaggio che può dire «Io c’ero» nell’incontro che molti addetti ai lavori giudicano come più bello nella storia del calcio.
Al Corriere di Como Burgnich in passato ha avuto occasione di parlare di quel match. «Ai supplementari le due squadre si sfidarono senza schemi, dando il tutto per tutto – ha ricordato – Dopo il gol dell’1-2 tedesco, segnato da Müller, ci siamo buttati tutti in avanti. Io ho avuto l’occasione e sono riuscito a segnare. Fatto inusuale per me, visto che ero un difensore e per noi, non abituati ad attaccare, la porta era molto più piccola e spesso sbagliavamo. Comunque riuscii a trovare lo spiraglio giusto».
«Per me quella rimane una partita normale, anche se mi rendo conto che da molti sia considerata una gara leggendaria – ha aggiunto – Si pensava a giocare e basta, senza tattiche, con lo stesso spirito in cui si disputano le sfide tra scapoli e ammogliati».
In quel 1970 la Nazionale azzurra riuscì ad arrivare in finale contro il Brasile, dove fu sconfitta per 4-1. «Purtroppo noi abbiamo pagato un calo psicologico. Certo, contro la Germania avevamo fatto molta fatica, ma nelle fasi iniziali contro i sudamericani avevamo retto bene. Poi dopo che è arrivato il gol del 2-1 per i nostri avversari abbiamo ceduto. Siamo crollati, ci sono mancate le energie e i nostri avversari ne hanno approfittato».
Di quella giornata è rimasta una foto famosissima: Pelè che salta di testa e segna la rete dell’1-0, con Burgnich che cerca invano di contrastarlo. «Se mi avessero dato un euro per ogni volta che quella immagine è stata pubblicata a quest’ora sarei stato molto ricco», ha sempre sottolineato con un sorriso l’81enne ex azzurro.

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