Cinquant’anni di storia italiana in musica: Mario Luzzatto Fegiz stasera al Dariosauro

Mario Luzzatto Fegiz sarà ospite domani sera al Dariosauro, su Etv
Mario Luzzatto Fegiz sarà ospite domani sera al Dariosauro, su Etv

È vero che Il cielo in una stanza di Gino Paoli è una canzone nata in un postribolo e che Sting è un grande amatore? Come nasce una canzone? E una recensione? Come si fa a incontrare la luganese di adozione Mina senza farsi cacciare? A queste e a moltissime altre domande risponde Troppe zeta nel cognome, l’autobiografia del critico musicale Mario Luzzatto Fegiz, autorevole firma del Corriere della Sera.

Fegiz, questa sera alle 21.18, sarà ospite di Dario Campione, in diretta su Espansione Tv, nella nuova puntata del settimanale di approfondimento Il Dariosauro.

Il libro in cui Fegiz vuota il sacco – senza fare sconti a nessuno, soprattutto a sé stesso – su cinquant’anni di musica, giornalismo, politica e cultura vissuti fra Rai e redazione di via Solferino è edito da Hoepli.

Al Dariosauro il pubblico potrà come sempre intervenire in diretta chiamando il numero 031.3300655 o scrivendo messaggi WhatsApp al numero 335.7084396.

«Avrei tanto voluto intervistare John Lennon, ma non mi è stato possibile», ricorda Fegiz. E tra i concerti, nel carniere non ci sono stati né il live dei Pink Floyd a Venezia, quello che ha lasciato dietro sé una lunga fila di polemiche sulla sicurezza e sul degrado (correva l’anno 1989), né quello che a Genova celebrò in grande stile la memoria di Fabrizio De André.

Ma il resto, che è vario e corposissimo, ossia un’intera vita di appassionato di musica e dischi e poi di critico per la radio, la tv e per il Corriere della Sera, lo trovate nel libro-confessione: compreso il disco che l’autore forse vorrebbe portarsi sulla proverbiale isola deserta, Atom heart mother dei Pink Floyd (correva l’anno 1970).

Un grande Fegiz file, per citare il titolo della sua fortunata rubrica radiofonica. Un mondo difficile, quello della musica. Apparentemente fatto di lustrini e riflettori, ma dietro le quinte irto di bucce di banana, spruzzate d’acido, tentati mercimoni.

Lo sa bene Fegiz, storicamente capace di determinare il destino di un disco in classifica in virtù di una lode o di un biasimo in una recensione, che nel libro racconta episodi di tentata corruzione a suo danno da parte di vari discografici. A volte con situazioni grottesche: «Una volta un discografico arrivò in via Solferino 28 con una Fiat 124 Sport 1800 metallizzata con 35 chilometri e i sedili ancora avvolti nel cellophane. Me la lasciò lì col motore acceso: impiegai tre mesi per fargliela riprendere», racconta.

Un’altra volta, gli recapitarono a casa un prosciutto intero, pur di ingraziarselo. Oggi però, dice Fegiz, nell’era digitale «il coltello dalla parte del manico lo hanno gli artisti, mentre un tempo era di pochi discografici. La situazione si è polverizzata, per cui non c’è più la corruzione di una volta. Con la quantità di proposte che circolano grazie al digitale, dal punto di vista del critico, poi, è sempre più difficile parlare di novità musicali, specie sui media generalisti».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.