Cinque incidenti al giorno sul Lario Nei centri abitati i pericoli maggiori

Sotto accusa la velocità e il mancato rispetto della segnaletica
Il giorno nero è il martedì, la fascia oraria più critica quella tra le 14 e le 17, le strade più a rischio le vie dei centri abitati. Complessivamente, sul territorio lariano nel 2010 si sono registrati quasi 5 incidenti al giorno, con una media di 6,5 feriti ogni 24 ore, un dato in linea con quello dell’anno precedente. In calo, invece, il numero delle vittime, passate da 32 a 23, con un tributo di sangue che resta comunque altissimo.
I drammatici dati sono stati diffusi ieri dall’Aci (Automobile Club d’Italia) e dall’Istat, che hanno elaborato un dettagliato rapporto sugli incidenti stradali in Italia, analizzando la situazione di ogni singolo comune. In provincia di Como, il numero totale dei sinistri è aumentato, dai 1.691 del 2009 ai 1.697 dello scorso anno; più pesante anche il conto dei feriti, saliti da 2.263 a 2.370. Diminuite, come detto, le vittime, anche se il bilancio resta gravissimo e non è possibile abbassare la guardia, tanto più che quest’anno, da gennaio a oggi, i morti sulle strade sono già stati 31.
Analizzando la situazione dei singoli comuni, il capoluogo fa segnare naturalmente il record di episodi, con 485 incidenti, 3 vittime e 615 feriti. Al secondo posto nella graduatoria compare Cantù, con 128 scontri e 197 feriti, mentre a completare il podio è Mariano Comense, dove lo scorso anno si sono registrati 85 schianti con 103 infortunati.
A sorpresa, il momento più a rischio nel Comasco non è il fine settimana. Il giorno nel quale si concentra il maggior numero di incidenti è infatti il martedì – 266 scontri – seguito dal mercoledì. Sul fronte della fascia oraria, il periodo più a rischio è tra le 14 e le 17, con una concentrazione di ben 532 sinistri. Il mese nero risulta essere luglio, con 191 schianti, seguito da ottobre con 164 incidenti. È nel mese di giugno, però, che si è concentrata la maggior parte di incidenti mortali, ben 4.
Il maggior numero di vittime aveva un’età compresa tra i 30 e i 54 anni, mentre 4 morti non avevano neppure 30 anni. Nella fascia di età tra i 30 e i 54 anni si concentra anche il maggior numero di feriti.
Gli esperti di Aci e Istat hanno inoltre valutato le condizioni meteorologiche al momento degli incidenti. Nella stragrande maggioranza dei casi (1.294) il cielo era sereno, mentre soltanto 260 schianti sono avvenuti sotto la pioggia. Passando all’analisi delle strade più a rischio, la maglia nera spetta alle vie urbane. Nei centri abitati si sono verificati 849 dei 1.697 schianti totali, mentre altri 592 sono avvenuti in situazioni diverse ma sempre all’interno di un centro abitato. Ben 18 delle 23 vittime sono morte in un contesto urbano.
Sotto accusa, in primo luogo, la velocità e il mancato rispetto della segnaletica stradale, elementi responsabili, secondo il rapporto Aci-Istat, rispettivamente del 24% e del 26% degli incidenti verificatisi sul territorio lariano nel 2010. La distrazione dei conducenti dei veicoli ha provocato invece il 17% degli schianti. Nei casi mortali, la prima causa si conferma l’eccessiva velocità (37%), seguita da distrazione, mancato rispetto dei segnali e guida contromano. Per quanto riguarda i pedoni investiti, nel 56% dei casi, secondo il rapporto non avevano alcuna responsabilità nell’incidente.
«Dal nuovo rapporto notiamo una tendenza all’attenuazione del fenomeno – ha sottolineato Giuseppe Pianura, direttore dell’Aci di Como – ma non bisogna abbassare mai la guardia. Dobbiamo continuare a impegnarci investendo soprattutto in sicurezza e formazione».
Dando uno sguardo alla situazione italiana nel suo complesso, il rapporto presentato ieri evidenzia nel 2010 un calo dell’1,9% degli incidenti, del 3,5% delle vittime e dell’1,5% dei feriti. Su scala nazionale, il mese più nero è comunque luglio e l’orario critico le 18. Il maggior numero di morti si registra nella giornata di sabato. Il maggior numero di incidenti, morti e feriti si verifica sulle strade urbane ma quelli più gravi avvengono sulle arterie extraurbane. Più sicure le autostrade, anche se è in crescita il numero dei morti.
«Non abbiamo raggiunto l’obiettivo dell’Unione Europea sulla sicurezza stradale, ma il risultato è comunque importante perché sono state salvate 14.500 vite umane sulle strade italiane e risparmiati quasi 25 miliardi di euro in costi sociali – ha commentato il presidente nazionale dell’Aci, il comasco Enrico Gelpi – Investire in sicurezza e in formazione non rappresenta una perdita secca per nessuno: ogni euro speso in sicurezza stradale ne frutta 20 di risparmi ed è possibile evitare 1 incidente mortale su 3».

Anna Campaniello

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