Circuito del Lario, una gara nella leggenda. Fu la risposta italiana al Tourist Trophy

Tazio Nuvolari Circuito del Lario

Era la più importante gara motociclistica del nostro Paese, quella che teneva testa al Tourist Trophy dell’Isola di Man. Una corsa entrata nella leggenda, che vide tra i suoi protagonisti veri e propri miti dello sport motoristico.
Il Circuito del Lario di motociclismo andò in scena tra il 1921 e il 1939 (con un paio di interruzioni per problemi di carattere economico). Una competizione di velocità che si disputava nel Triangolo Lariano «su un anello di 36 chilometri con oltre 1.000 curve, semicurve e tornanti, 550 metri di dislivello da percorrersi sei volte» come è scritto sulla targa che si trova sul monumento che tiene intatta la memoria di questo evento. Per chi volesse fermarsi a guardarlo, lo si trova sulla strada che porta al Ghisallo, sul rettilineo vicino alla chiesa di Sant’Alessandro, tra Lasnigo e Barni. La competizione veniva disputata in questo periodo, tra la fine di maggio e i mesi di giugno e luglio. I paesi toccati erano Barni, Lasnigo, Asso, Valbrona, Onno, Bellagio, Civenna e Magreglio con il Ghisallo.
Il primo trionfatore fu Amedeo Ruggeri, su Harley Davidson 1000, nel 1921 (a 52,2 km/h di media); l’ultimo Nello Pagani, che stabilì il record del circuito su Moto Guzzi Condor nel 1939 (media di 84,101 km/h).
In mezzo tante storie e nomi ancora oggi famosi tra i partecipanti. L’albo d’oro vede tra sul gradino più alto del podio, ad esempio, Achille Varzi, primo nel 1928 e, per due volte, Tazio Nuvolari, nella foto sopra. Nel 1929 l’affermazione con una Bianchi 350, peraltro l’unica sua di quell’anno. Nuvolari, infatti, aveva iniziato a vendere auto e aveva dato meno spazio alla carriera di pilota. Il bis nel 1930 a 72,2 km/h di media, dopo una bella sfida con Achille Varzi. Per loro fu l’ultima partecipazione alla gara lariana. Poi si sarebbero dedicati (con grandi gioie) all’automobilismo. Nuvolari, era stato pure primo di classe nel 1925, 1926 e 1927, come ricorda una targa posta a Civenna.
Un evento che era diventato mondano, con concorso di miss e la partecipazione dei più importanti politici dell’epoca, non soltanto locali. Il Circuito del Lario era diventato imperdibile sia per gli appassionati (si parla di decine di migliaia ad ogni occasione) sia per i Vip che – allora come oggi – cercavano una facile passerella per avere visibilità. L’interesse era grande anche da parte della stampa nazionale (La Gazzetta dello Sport su tutti), degli artisti (come Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento Futurista) di aziende e associazioni di industriali, del Coni e anche del Governo italiano, che diede contributi straordinari per sistemare le strade.
Alcuni nomi di protagonisti dell’epoca sono stati fatti. Ma l’elenco di big che presero parte alla corsa comprende anche altri personaggi di rilievo. Merita una citazione Omobono Tenni, uomo simbolo della Moto Guzzi, scomparso nel 1948 in un prova sul Circuito di Bremgarten, in Svizzera. A lui è stato dedicato lo stadio di Treviso.
Altro nome importante, quello di Alberto Ascari, che ottenne la prima vittoria della sua carriera (in questo caso di classe, nel 1938). Ascari aveva iniziato nel motociclismo, poi sarebbe diventato un grande dell’automobilismo, con il successo nei Mondiali di Formula 1 1952 e 1953.
Oggi sono nomi magari non noti, ma per l’epoca erano dei miti. Doveroso, quindi, ricordare tutti i vincitori, a parte quelli già citati: Ernesto Vailati (1922), Valentino Gatti (1923), Pietro Ghersi (1924 e 1926), Amedeo Ruggeri (1925), Luigi Arcangeli (1927), Terzo Bandini (1931), Carlo Fumagalli (1934) e Dorino Serafini (1935 e 1938).
Nella storia della corsa anche un morto, nel 1925: si chiamava Isacco Mariani, che si scontrò con un altro concorrente a Onno durante le prove della gara.

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