Cisl Laghi, i beni primari sono produttività e occupazione

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Cambio al vertice
Il comasco Larghi futuro segretario generale: «Più flessibilità per avere nuovi posti di lavoro»

Cambio al vertice per la Cisl dei Laghi: da domani il nuovo segretario generale sarà il comasco Gerardo Larghi che, a poco meno di un anno dalla nascita del nuovo soggetto, sostituisce il primo segretario del sindacato sovracomunale, la varesina Carmela Tascone, che lascia per la pensione dopo 44 anni di lavoro.
Cresciuto nella Cisl occupandosi di scuola, Larghi è diventato segretario generale della sezione provinciale nel 2011; fatto un passo indietro, appunto, a marzo 2013 con la creazione

della Cisl dei Laghi, ora torna al vertice. Con aspettative improntate all’ottimismo, in ambito locale e generale, ma anche con qualche nota critica.
«Questa del sindacato che riguarda due territori vicini ma così diversi come, appunto, Como e Varese – esordisce Larghi – è una bella esperienza perché ci obbliga a cambiare, a guardare al di là delle abitudini. Con la fusione siamo stati costretti a subire una scossa, comunque salutare, a partire dalla dirigenza fino alla struttura, dalle iniziative ai costi. La Cisl dei Laghi, rispetto alle realtà provinciali precedenti, si è per molti aspetti reinventata e riorganizzata».
Per il nuovo segretario generale del sindacato, tradizionalmente di ispirazione cattolica, anche le differenze dei due tessuti economici alla fine sono una ricchezza: «Grandi aziende a Varese, una realtà più frazionata a Como. Eppure la Cisl, oggi, affronta differenti problematiche con lo stesso impegno, la stessa attenzione. E questo è un pregio, perché un sindacato più flessibile e aperto funziona meglio e di più».
Varese e Como – non Lecco, che si era già unita in precedenza a Monza, anche se forse c’era più affinità con l’altro ramo del lago – rappresentano inoltre una realtà uniforme e importantissima per il frontalierato.
«La Cisl dei Laghi – rimarca Larghi – ha circa 15mila frontalieri tra i suoi 130mila iscritti. Più o meno un quarto di tutti gli italiani che lavorano in Svizzera. Di conseguenza siamo noi, anche a livello nazionale, che gestiamo le problematiche più acute e quindi che tracciamo la linea da seguire».
Insegnante prima nelle scuole superiori locali, poi con vari incarichi universitari, ultima sede l’ateneo di Messina, Larghi assume insomma la guida del sindacato principale sul territorio con un atteggiamento positivo. Anche riguardo la situazione economica, pur con molte cautele.
«In questi ultimi mesi – spiega – vedo un po’ più di vivacità, un accenno di ripresa dell’economia. Che non riguarda tutti, indistintamente, ma solo quelle aziende che hanno saputo fare la differenza anche in questi 4/5 anni di crisi: che hanno investito in nuovi macchinari, trovato nuovi mercati, inventato nuovi prodotti. È comunque un segno positivo. Quello che invece ancora mi pare evidente è il perdurare della crisi della finanza, la difficoltà dei rapporti tra aziende e banche: quello del credito, anzi del mancato credito, è un ostacolo ancora spesso insormontabile».
Da parte sua e del sindacato che guida, Larghi per aiutare imprese e lavoratori pensa a una sempre maggiore contrattazione, «per spingere la produttività e con essa l’occupazione. In questa fase storica ed economica – spiega – la Cisl dei Laghi ha proposto e proporrà alle aziende maggiore flessibilità e più produttività in cambio di nuovi posti di lavoro, e quindi agendo nell’interesse sia dei dipendenti che dell’imprenditore». L’ultima riflessione di Larghi guarda infine al di fuori del sindacato e degli specifici rapporti con le aziende per segnalare come la “nuova” Cisl potrebbe essere di esempio anche in altri settori. «A Como ma anche a Varese la classe dirigente è chiusa, con un’ottica troppo particolare. L’aeroporto di Malpensa, il Gottardo o la stazione ferroviaria internazionale di Chiasso, tanto per fare qualche esempio, sono opere che riguardano tutti noi, su cui si giocheranno anche il futuro del territorio e della nostra economia. A chi ci guida non posso non segnalare la necessità di “pensare in grande”. Noi, come sindacato, l’abbiamo fatto».

Giorgio Civati

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