Calcio Como, il valzer delle cordate. Trattative, affari e bluff dell’ultimo decennio

Como 31 maggio 2010, conferenza stampa Calcio Como per presentare l'acquirente Raffaele Ciuccariello e il probabile Direttore Generale Mauro TrainiPiù cordate che sul monte Everest nei giorni di punta. A dieci anni dal fallimento del Calcio Como, e in una fase in cui a livello di serie A – in particolare a Parma – si parla di ribaltoni societari, il pensiero va appunto all’ultimo decennio della società lariana e alle tante persone che vi si sono avvicinate.
Non senza momenti indimenticabili, su tutti la conferenza stampa in cui fu presentato Raffaele Ciuccariello.
Il balletto inizia nel 2003, quando Enrico Preziosi annuncia l’intenzione di vendere la società. Si interessano, inizialmente, alcuni comaschi, come l’ex presidente Benito Gattei, gli imprenditori Beppe Pisani, Franco Polti ed Enrico Oliva. Ma non se ne fa nulla.
Prima del fallimento (nel dicembre 2004) spunta l’imprenditore televisivo Angelo Arquilla, che prova a impegnarsi nel salvataggio del club, ma che poi si defila dopo la decisione del Tribunale.
Si passa al 2005, quando l’allora assessore allo sport del Comune di Como, Francesco Scopelliti, annuncia l’interesse di un personaggio che definisce “Mister X”, ma non dirà mai di chi si tratta.
Poi inizia per davvero il balletto delle cordate. Nell’estate del 2009 si muove Marcello Dell’Utri. Non se ne fa nulla.
Nel 2010 si interessano l’ex presidente del Borgomanero Luigi Manuali (che poi entrerà nel settore giovanile) e l’allora numero uno di Villa Erba, Marco Ambrosini.
Il tutto precede l’evento-cult: nel giugno di quell’anno il presidente Antonio Di Bari annuncia trionfale: «Ho venduto a Raffaele Ciuccariello» e in una storica – si fa per dire – conferenza stampa parla chiaro: «Dovete fidarvi di lui e dargli fiducia subito». Ma dopo un mese Ciuccariello non si fa più vivo e la cessione salta.
L’estate 2010 si rivela caldissima sul fronte-cordate. Prima si interessa, ma tiepidamente, il manager lariano Paolo Battocchi, poi un gruppo di piemontesi ex Borgomanero e infine Di Bari parla della telefonata di «manager legati al Milan». Nessuno ne ha più saputo nulla.
Si prosegue con il gruppo legato all’imprenditore romano Paolo Di Stanislao. Sempre Di Bari nega incontri e trattative. Peccato che lo stesso Di Stanislao, con il navigatore satellitare in tilt sulla sua vettura, chiami proprio il “Corriere di Como” chiedendo informazioni per arrivare alla riunione.
In contemporanea spunta la cordata campana con Arturo di Mascio e Sergio Fortunato che però si ferma perché subentra il gruppo bresciano-bergamasco.
Lo capitana Abele Lanzanova, che addirittura sale a Orsenigo a dare garanzie alla squadra negli spogliatoi e annuncia, in attesa del subentro, l’esonero di mister Oscar Brevi e l’ arrivo di Gian Marco Remondina.
Qui le danze iniziano nell’ottobre del 2010 e si chiudono qualche mese dopo. Non manca anche una conferenza stampa ufficiale in cui si annuncia il nuovo ciclo dirigenziale. E anche qui tutto salta. Di Bari prova a convincere tre ex dirigenti del Lecco, Gianni Fiori, Paolo Riva e Marco Romano, che però preferiscono lasciar perdere.
Alla vigilia del campionato 2011 si avvicina alla società l’imprenditore pugliese – ex Pro Patria – Savino Tesoro, che si accorda con Di Bari.
Rivetti invece preferirebbe fare entrare nel club la cordata legata agli “Amici di Como” che poi subentrerà per davvero, quando lo stesso vicepresidente diventerà il numero uno con l’appoggio decisivo di Nini Binda.
Ma prima dell’arrivo della cordata targata Como a dicembre 2011 compare un gruppo romano-toscano coordinato dal procuratore Antonio Stinà.
Anche in questo caso la trattativa vive alti e bassi; Savino Tesoro nel frattempo si dice disponibile a dare una mano; si interessa anche Giovanni Lombardi (oggi alla Casertana).
Il gran finale è nel febbraio del 2012, con l’arrivo definitivo della cordata comasca che tuttora gestisce il club.
Massimo Moscardi

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