Cultura e spettacoli

Classici nell’era digitale

1plinioDibattiti – Domani pomeriggio, al liceo classico Volta di Como, incontro sul rapporto tra i saperi ereditati dall’antichità e la società di Internet

Come leggere i classici nell’era del sapere digitale? E il “vecchio” liceo classico sopravviverà all’età della crisi che viviamo o negli anni a venire sarà sempre più in debito di ossigeno? I classici, ha scritto il critico George Steiner, «ci leggono dentro più di quanto noi leggiamo loro». Per questo sono così attuali e necessari.

Ne è convinta l’Associazione Italiana Cultura Classica di Como che propone per domani alle 17, al liceo classico Volta di via Cesare Cantù, in centro città, il convegno “La cultura classica nell’era digitale” cui parteciperanno Giovanni Benedetto, docente di Filologia classica all’Università degli Studi di Milano, il presidente nazionale dell’associazione Mario Capasso, direttore del Centro studi papirologici dell’Università del Salento, e il presidente del sodalizio lariano Bruno Saladino (ingresso libero). «Assistiamo a una sorta di contraddizione – dice Capasso – Da un lato, le nostre autorità ministeriali ormai da anni fanno di tutto per affossare o quantomeno per sminuire il ruolo delle discipline classiche nei nostri licei e anche nell’Università, ma il mondo antico riscuote paradossalmente successo, a ogni livello. Si pensi alla mostra su Augusto alle Scuderie del Quirinale aperta fino al 9 febbraio, che ha un grande seguito di pubblico. Così come l’hanno tante iniziative, comprese quelle messe in campo al liceo Volta dalla nostra associazione come la “maratona” di letture omeriche del mercoledì». «Il fatto è – prosegue Capasso – che la cultura classica è a fondamento innegabile della cultura europea: è un “possesso perenne” in cui si conserva il nostro Dna estetico, politico ed etico di comunità coesa, basata sulla democrazia che è un’invenzione appunto della classicità. Un esempio? Leggiamo oggi Catullo: quanto ancora è capace di tradurre le dinamiche dell’amore? Pensiamo a Epicuro: per colpa di Cicerone lo pensiamo un viveur, ma è un modello di vita frugale quantomai utile oggi. E pensiamo al comasco Plinio il Vecchio – nell’immagine la statua che lo ricorda sulla facciata del Duomo di Como –  e alla sua monumentale enciclopedia Naturalis historia: è un ecologista ante litteram, che ci invita a non sfruttare la natura. Insomma, un tesoro di situazioni, idee e concetti che ci riguardano da vicino». E tutto ciò come può convivere con l’età digitale in cui basta un clic per connettersi e aprire infiniti mondi di dati e di saperi? «Molti studenti si fiondano su Google quando hanno una versione da tradurre, per controllare il testo – dice Capasso – Non è del tutto negativo, significa che si sforzano a cogliere la sfumatura migliore. E anche a noi classicisti il digitale non deve incutere timore: la società di Internet permette di accedere a fonti, prima impervie, in un battibaleno. Certo, dobbiamo vigilare: il cervello non si abitui alla pigrizia, non s’illuda che tutto sia sempre alla portata di un clic». Da parte sua, Giovanni Benedetto domani partirà dalle origini del liceo classico italiano, nato sul modello tedesco come tentativo di modernizzazione della futura classe dirigente: «Oramai solo da noi si studiano latino e greco per cinque anni di fila in un liceo. Siamo un unicum europeo. E chi frequenta Erasmus o dottorati all’estero ne apprezza i benefici. È un’eccellenza italiana – dice il docente – Per questo, in un momento in cui l’intera civiltà del libro e della lettura è messa in discussione dal digitale, va difeso un metodo di studio come quello del liceo classico che abitua a portare il cervello lontano nel tempo, dà il senso della storia, dice che dietro di noi ci sono molte e consistenti radici. E per un italiano è fondamentale ancora oggi. Lo dico alle famiglie: non è una scuola che guarda al passato ma prepara al futuro. Un progetto educativo tuttora valido». Lorenzo Morandotti

28 Nov 2013

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