Cna e Confcommercio. Centralini roventi: «Protestano a decine»

alt Le associazioni di categoria

Il numero dei verbali inviati da Ica Srl a commercianti e artigiani di Como non è noto. È ipotizzabile però che si possa entrare nell’ordine delle centinaia. La riprova sono le decine (e decine) di segnalazioni arrivate in poche ore alle associazioni di categoria, subissate dalle telefonate di richieste di chiarimenti e, soprattutto, di protesta. Nella giornata di ieri, le denunce si sono intensificate.
«La situazione è in continua evoluzione, stiamo ricevendo ininterrottamente

segnalazioni – dice Graziano Monetti, direttore di Confcommercio Como – È fin troppo evidente che ci sono tanti casi anomali e situazioni da verificare. Ci ritroviamo alle prese con sanzioni apparentemente assurde, tutte da chiarire nel dettaglio. Abbiamo chiesto un incontro urgente con il Comune e Ica e siamo in attesa di sentire quali spiegazioni ci daranno e poter avere un confronto».
Il responsabile dell’ufficio Ica di Como, già la primavera scorsa ha incontrato i rappresentanti delle categorie comasche per presentare la società, che nel capoluogo ha preso servizio il primo gennaio scorso. «Non vogliamo fare polemica su questo fronte ma non abbiamo partecipato ad alcuna riunione e comunque non abbiamo avuto in questi mesi alcun segnale o campanello d’allarme che potesse farci immaginare una situazione simile – dice Monetti – Quello che è certo è che siamo sempre stati scettici sull’ipotesi di esternalizzare il servizio, un passaggio che porta costi aggiuntivi a carico del contribuente». L’economista e figura storica della Confcommercio Guido Capizzi avanza dubbi sulla registrazione della sede di Como della Ica, in via Dottesio e sul ruolo del Comune. «Perché il Comune di Como non ha ancora verificato cosa sta facendo il suo concessionario alla riscossione di imposte e canoni comunali? – si chiede Capizzi – Sono la giunta e l’attuale amministrazione, che hanno attuato l’assegnazione del servizio a Ica e firmato con essa il contratto, a dover vigilare e verificare quanto fa il concessionario e a dover dare risposta ai cittadini». Presa di posizione anche di Cna. L’associazione di artigiani ha a sua volta ricevuto decine di telefonate, segnalazioni, proteste e richieste di chiarimento dagli associati che hanno ricevuto le cartelle di Ica. «Stiamo ricevendo parecchie telefonate e segnalazioni da parte degli associati di Como che hanno le più disparate attività, dal parrucchiere alla pizza da asporto, e che hanno ricevuto la tassa per le insegne – dice il direttore, Alberto Bergna – Stiamo raccogliendo le diverse casistiche per cercare di risolvere, ci auspichiamo anche con la collaborazione e il buonsenso del Comune e dell’ente di riscossione».
«Forse alla base di tutto c’è stata una difficoltà nell’interpretazione del complesso regolamento per le esenzioni – aggiunge Bergna – che, in assoluta buona fede, faceva considerare esenti superfici che invece sarebbero state soggette alla tassa poiché superavano di pochi centimetri la superficie esente. Naturalmente è indubbia la buona fede in quanto, essendo lo scopo dell’insegna quello di essere vista, nessuno la nascondeva. L’applicazione della sanzione, che raddoppia il già elevato tributo, ci sembra difficilmente giustificabile in un momento come questo. Speriamo che l’assessore al Bilancio, Giulia Pusterla, intervenga».

A.Cam.

Nella foto:
Graziano Monetti (Confcommercio)

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