Coefficiente di sicurezza sotto il limite: ecco perché il viadotto è stato chiuso

Il viadotto dei Lavatoi

Questione di numeri. Numeri complessi. Calcoli. Capaci di pronunciare sentenze. Il Viadotto dei Lavatoi è stato chiuso perché i numeri si sono rivelati insormontabili. In particolare, il coefficiente di sicurezza, sceso sotto il limite oltre il quale non è più possibile garantire sempre e comunque la tenuta della struttura.
Questo non significa che il viadotto stia per crollare, fanno sapere dal Comune. Ma nessuno vuole correre rischi di alcun genere.
Ecco perché è stata presa la decisione più drastica. Ovvero, la chiusura totale.
Superare la cortina della riservatezza sollevata dagli uffici di Palazzo Cernezzi è molto difficile. Le informazioni non sono accessibili, anche perché il corpus delle relazioni tecniche non è ancora stato completato.
Si sa che il consulente chiamato dal municipio a valutare la stabilità del viadotto e a redigere un primo piano di messa in sicurezza ha calcolato il famoso coefficiente, giudicando necessario lo stop alle auto e a ogni altro mezzo lungo la bretella.
Sempre secondo le poche indiscrezioni filtrate, il problema più urgente riguarderebbe il malfunzionamento degli appoggi, che vanno messi in sicurezza. In un secondo momento, si dovranno anche rivedere le «azioni» che trasmettono il loro peso sugli stessi appoggi. Un lavoro delicatissimo, per il quale si preventiva una spesa molto alta, quasi sicuramente superiore al milione di euro.
Anche ieri, vigilia di Ferragosto, in Comune erano ai loro posti alcuni tecnici del settore strade impegnati a predisporre il necessario per accorciare i tempi di assegnazione dell’appalto.
L’obiettivo è uno solo: fare il più in fretta possibile. Terminare, se si può, la prima fase dell’opera – ovvero la messa in sicurezza degli appoggi del viadotto – prima della ripresa delle scuole, fissata a metà di settembre.
Il percorso è accidentato. In questo momento le aziende fornitrici dei materiali sono chiuse. L’ufficio tecnico ha già fatto una ricognizione nei magazzini comunali per verificare ciò che è disponibile nell’immediato. Ma all’appello mancano molte cose e, soprattutto, vanno noleggiati i macchinari – costosissimi – che permettono di operare su strutture così grandi.
Quasi certamente, i tempi dell’assegnazione dei lavori dovrebbero essere rapidi. La situazione di emergenza potrebbe infatti permettere a Palazzo Cernezzi di attivare la procedura di somma urgenza e di evitare le lungaggini di un appalto sennò destinato a durare settimane.

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