“Cold case” di Salvatore Deiana, c’è un fermo per omicidio

Il Palazzo di giustizia di Como

Como, Palazzo di giustizia, tribunaleNuovo clamoroso colpo di scena nella vicenda di Salvatore Deiana, scomparso nel nulla l’8 marzo del 2009 dopo essere uscito di casa a Villa Guardia (oggi avrebbe 45 anni).
Nella giornata di giovedì, la squadra Mobile della polizia di stato, su mandato della procura di Como, ha eseguito un fermo di polizia giudiziaria a carico di un 35enne di Bregnano, Giuseppe Monti, indagato con l’accusa di omicidio volontario.
Non sarebbe il solo coinvolto nel delitto, ma le indagini su questo punto delicato quanto cruciale sono ancora in corso, come pure l’attribuzione reale dei ruoli in quanto avvenne in quella maledetta notte di sei anni fa.
Quella di giovedì tuttavia è stata una giornata cruciale, al pari di quella della riapertura del fascicolo (in passato archiviato) per la scomparsa di Deiana. Una svolta shock, in quanto l’uomo finito in cella nelle ultime ore (si trova già al Bassone) in questi anni si era ricostruito una vita, allontanandosi dalla criminalità pare proprio dopo l’omicidio di Deiana. Un abisso, quella notte del marzo 2009, che gli si è ripresentato davanti agli occhi l’altra mattina quando leggendo i giornali locali ha saputo che il fascicolo era stato riaperto e che gli inquirenti avevano gli elementi per arrivare a lui.
Cosa che è poi effettivamente avvenuta.
Secondo il pm Massimo Astori e la squadra Mobile, sul capo di Monti peserebbero gravi indizi di colpevolezza. Gli inquirenti hanno anche sequestrato l’auto dove sarebbe stato caricato il corpo di Deiana prima di essere seppellito in un bosco dell’Olgiatese (le ricerche sono ancora in corso). Si tratterebbe di una Kia Sportage di proprietà della ex compagna dell’uomo e ancora oggi in uso alla donna. La speranza della polizia è ovviamente quella di poter rilevare tracce ematiche riconducibili alla vittima, anche se ad anni di distanza da quei fatti.
Monti, da quanto è stato possibile appurare, nemmeno conosceva Deiana, ma avrebbe aiutato un altro uomo con cui in quegli anni si accompagnava, a vendicarsi di un torto subito molti anni prima. Un delitto maturato in quella palude criminale che infestava l’Olgiatese e la Bassa comasca. Non è un caso, infatti, che molti elementi utili per riaprire le indagini sarebbero emersi proprio nell’ambito dell’inchiesta nata dal ritrovamento del cadavere di Ernesto Albanese seppellito (guarda caso anche lui) nel retro di una villetta di Guanzate.
Ma se per Albanese il luogo dell’esecuzione fu un bosco, per Deiana sarebbe stato un locale pubblico, un bar-pizzeria di Vertemate con Minoprio che in questi anni ha chiuso l’attività per poi cambiare gestione.
Molto di quello che ancora deve essere scoperto riguarda proprio quello che avvenne dentro quel locale quanto ormai era l’alba del 9 marzo 2009.
Secondo la procura di Como e la Mobile tra i tavoli della pizzeria non c’erano solo Deiana e Monti, ma anche il malvivente con cui Deiana aveva avuto degli screzi, oltre probabilmente a qualcuno dei gestori. Difficile pensare infatti che un simile atto possa essere avvenuto all’interno del locale ma all’insaputa di chi mandava avanti l’attività. I passi da compiere, insomma, sono ancora tanti. Ma una strada ben precisa, come del resto si era già intuito, è stata intrapresa. Non rimane che attendere. Senza dimenticare che proseguono anche le ricerche nel bosco in cui Deiana sarebbe stato sepolto e fatto sparire dalla circolazione.
L’area, al riguardo, sarebbe stata ulteriormente ristretta.
Mauro Peverelli

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