Il “giro di
vite” sulle frontiere blocca i lavoratori stagionali in arrivo in Italia e
nelle nostre province, con il rischio di ulteriori, pesanti ripercussioni
sull’agricoltura che sta resistendo in queste settimane difficili, continuando
ad assicurare l’approvvigionamento di cibo.
Diverse le aziende lariane che riportano difficoltà in tal senso, con operai agricoli impossibilitati a partire dai Paesi di appartenenza: si tratta peraltro di un problema generale per la penisola, che mette a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere, con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero.
Rischia di essere esiziale tale fenomeno all’inizio delle campagne di lavorazione delle primizie, dagli asparagi alle fragole: sarebbero quindi disastrosi, per l’agricoltura, gli effetti della chiusura dei confini anche verso l’Europa dell’est da dove vengono la maggioranza dei braccianti agricoli.
“Occorre subito una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri anche per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Romania alla Polonia fino alla Bulgaria” rimarca il presidente della Coldiretti lariana Fortunato Trezzi.
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