Colpi di roncola all’amico: condannato a sette anni

La roncola La roncola utilizzata nell’episodio di San Nazzaro

Sette anni con il rito abbreviato e nonostante lo sconto di un terzo della pena. Un anno in più di quanto aveva chiesto la pubblica accusa, pm Mariano Fadda.
È questo l’esito dell’udienza preliminare andata in scena ieri mattina in Tribunale a Como, e che ha avuto come argomento il tentato omicidio a colpi di roncola, ritrovata appesa a un albero (nella foto), avvenuto a San Nazzaro Val Cavargna nel giugno dello scorso anno. In aula come imputato – davanti al giudice Maria Luisa Lo Gatto – Eligio Chiappa, 40 anni, di Como ma di fatto domiciliato nel paese della valle. L’uomo era chiamato a difendersi dall’accusa di tentato omicidio nei confronti dell’amico, Enrico Caccia. Quest’ultimo era stato raggiunto da più colpi all’addome e al torace al termine di una lite scoppiata per futili motivi.
Lesioni che, come detto, furono inferte con una roncola, poi ritrovata dai carabinieri della stazione di San Bartolomeo Val Cavargna, conficcata in un albero in località “Rugino” nel Comune di San Nazzaro.
La difesa dell’indagato aveva chiesto un rito abbreviato subordinato ad una lunga serie di produzioni documentali.
Istanza non accolta dal gup che aveva comunque dato il suo assenso ad un Abbreviato semplice come poi è avvenuto.
Così ieri mattina si è svolta l’udienza e Eligio Chiappa ha rimediato 7 anni.
Secondo la tesi accusatoria – sempre contrastata con forza dalla difesa – tutto nacque da un pezzo di formaggio del valore di 10 euro che Eligio Chiappa pare non volesse pagare a chi l’aveva prodotto, ovvero l’amico Enrico Caccia.
Così, all’ennesimo rifiuto di consegnare il formaggio anche senza il corrispettivo del denaro, l’acquirente (Chiappa) uscì dalla casa dell’amico, percorse pochi metri fino alla sua abitazione, impugnò una roncola e tornò indietro. Una volta sull’uscio, colpì Caccia con più fendenti all’addome e al torace. Sarebbe questa, secondo la Procura, la dinamica del tentato omicidio andato in scena sul calare della sera nel giugno del 2014.
L’indagato, nell’immediatezza dei fatti, si era difeso dicendo che il primo ad iniziare la discussione era stato il signor Caccia, che lo avrebbe anche minacciato.
Il ferito, proprietario dell’abitazione in cui avvenne il dramma, fu poi trasportato in gravi condizioni all’ospedale di Gravedona e operato per diverse ore nella notte. Le sue condizioni restarono critiche e la prognosi riservata per qualche giorno. Il responsabile fu invece arrestato subito dopo il fatto e portato in carcere dove si trova ancora oggi.

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