Colpo di scena al processo: «Il giorno dell’omicidio Deiana c’era anche Placido»

Cinisello Balsamo

«Sì, c’era anche Nello Placido con me il giorno in cui venne ucciso Antonio Deiana. Gli accordi tra noi erano che avremmo dovuto rapinarlo della cocaina, quattro chili. Sapevamo che avrebbe reagito, e avevamo messo in conto che avrebbe potuto finire male». Colpo a sorpresa, a Milano, nel processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello per l’omicidio del 36enne di Villa Guardia scomparso il 20 luglio 2012 e ritrovato sei anni dopo, seppellito in un seminterrato di una casa a Cinisello Balsamo. In quel palazzo abitava Luca Sanfilippo, già condannato a 18 anni proprio per quel delitto. E le frasi sopra riportate, parola più parola meno, sono relative a quest’ultimo e al colpo di scena che si è verificato ieri mattina in aula nel processo che vede come imputato Placido.
Sanfilippo mai in questi anni aveva parlato esplicitamente del complice. Fermato dalla polizia, aveva confessato l’omicidio dicendo di aver ucciso il comasco da solo. Gli agenti avevano invece proseguito l’indagine fino ad arrivare al fermo anche di Nello Placido, monzese 45enne.
E ieri, per la prima volta, Sanfilippo ha rotto il ghiaccio raccontando quello che (a suo dire) avvenne quel giorno nello scantinato che era di sua pertinenza. Partendo dal punto fondamentale per l’accusa, ma anche per la parte civile – la sorella di Deiana – che in aula era rappresentata dall’avvocato Maruska Gervasoni: nella cantina in cui Deiana fu ucciso con 15 coltellate c’era anche Nello Placido. L’obiettivo della coppia era rapinare quattro chili di cocaina che Deiana aveva portato con sé, chiamato in quel tranello proprio da Placido, a sentire Sanfilippo. «Mi disse che sarebbe arrivato un marocchino, io nemmeno lo conoscevo Deiana. Ho scoperto il suo nome solo nei giorni successivi, guardando il giornale». «Perché non ho mai detto queste cose prima di oggi? Non volevo tirare in ballo Placido».
Sanfilippo ha parlato per due ore e mezza. Avrebbe anche riferito che la droga, quattro chili di coca, era stata spartita in egual misura, due chili a testa, aggiungendo che l’80% della sua parte l’avrebbe consumata da solo e solo il 20% l’avrebbe poi ceduta. Sanfilippo avrebbe poi parlato anche del momento dell’omicidio, dicendo che il litigio tra Deiana e Placido sarebbe iniziato quando lui era in un locale accanto. «Intervenni solo in un secondo momento, cercando di mettermi in mezzo, ma ricordo di essere scivolato sul sangue». Come a dire che Deiana, a quel punto, era già stato colpito, anche se poi pure Sanfilippo avrebbe ammesso di aver scagliato fendenti contro il ragazzo di Villa Guardia. Poi il corpo della vittima sarebbe stato seppellito in una buca scavata nello scantinato utilizzato da Sanfilippo, nel caseggiato di Cinisello Balsamo, e ricoperto con cemento.
Le ricerche di Antonio Deiana proseguirono per anni, fino a quando la squadra Mobile riuscì a ricostruire l’accaduto e (con la collaborazione di Sanfilippo) ad arrivare nello scantinato di Cinisello Balsamo dove era stato seppellito Deiana. Mai però Sanfilippo aveva tirato il ballo il complice prima di ieri.
Anche il fratello di Antonio, Salvatore, era stato ucciso e seppellito in un bosco di Oltrona San Mamette. In quel caso le indagini avevano portato ad attribuire il delitto a soggetti che ruotavano attorno alla criminalità organizzata.
Si tornerà in aula il 29 aprile. Quel giorno a parlare, con dichiarazioni spontanee, sarà proprio Nello Placido.

Nella foto: la polizia scava nello scantinato di Cinisello Balsamo dove fu recuperato il corpo di Deiana

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