Coltellata mortale: condannato a 14 anni e 8 mesi

I carabinieri operativi sul territorio

Omicidio volontario, senza il riconoscimento di alcuna attenuante e con solo uno “sconto” in mesi rispetto a quanto chiesto dalla pubblica accusa al termine della propria requisitoria. Si è concluso ieri mattina, con la condanna a 14 anni e 8 mesi (contro i 16 anni invocati dal pm Daniela Moroni) il processo con il rito Abbreviato (che comporta la riduzione di un terzo della pena) a carico del marocchino 29enne Norddine El Amari, assistito dagli avvocati Massimo Guarisco e Daniela Danieli. Il giovane è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio che, lo scorso 7 marzo ad Asso (in località Gemù) costò la vita al connazionale Youness Zarhnoun. Quest’ultimo fu colpito da un unico fendente inferto con un coltello da cucina poco sotto la scapola. Colpo che risultò mortale per il dissanguamento, nonostante il disperato tentativo di trasporto in ospedale a Lecco dove il marocchino giunse senza vita.
Il giudice Francesco Angiolini ha anche disposto un risarcimento del danno in via provvisionale – per i due fratelli costituiti in giudizio come parte civile – da 100mila euro, 50mila euro per ogni congiunto.
Le motivazioni della sentenza sono attese tra 15 giorni, e solo in seguito la difesa deciderà come muoversi, anche se il ricorso in Appello appare scontato. Gli avvocati Massimo Guarisco e Daniela Danieli avevano invocato, nella loro arringa, l’assoluzione per legittima difesa o in subordine la derubricazione in omicidio preterintenzionale. Nell’ultima udienza a prendere la parola era stato anche l’imputato, che aveva fornito la propria versione dei fatti. Il marocchino avrebbe raccontato che quella sera la vittima era alterata per l’abuso di alcol e iniziò per questo motivo un diverbio. L’imputato fu colpito con un pugno e reagì brandendo un bicchiere e colpendo a sua volta l’avversario. «Poi prese il coltello», avrebbe detto a questo punto l’indagato che nel tentativo di difendersi avrebbe fermato il fendente bloccando il polso del rivale per poi ferirlo mortalmente sotto la scapola nel pieno della colluttazione.
L’accusa aveva invece ricordato come fu proprio il marocchino, intercettato al telefono, a vantarsi con un amico del colpo che aveva inferto al rivale, lasciando intendere una volontarietà del gesto.
M.Pv.

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