Comasca nell’inferno del terremoto: «Ci sono feriti e case inagibili»

«Ci sono state persone ferite dai calcinacci. Sono crollate case. Questa notte eravamo tutti all’aperto. Io sono fortunata, la mia casa è agibile, ma molte non lo sono. Dove sono ora? Al lavoro, ma con la porta aperta, pronta a scappare».
A parlare è la comasca Claudia Tummino, sorella del direttore dell’unità operativa di psicologia dell’ospedale Sant’Anna Vito Tummino. Da 23 anni vive nelle Marche, a Fabriano, dove si è sposata ed è diventata madre. Lavora all’emittente radiofonica locale Radio Blu che al momento del terremoto non stava trasmettendo in diretta: «Eravamo in collegamento con Ancona», ci dice. «Non è stato il primo terremoto che abbiamo sentito, ma di sicuro è stato il più forte di tutti. Ieri sera ci saranno state migliaia di persone in strada per la paura. Molte case non sono agibili e abbiamo contato anche feriti, colpiti da calcinacci mentre scappavano in strada». Perché è vero che gli esperti consigliano di rifugiarsi sotto i tavoli e di aspettare che la scossa finisca, «ma in quei momenti si agisce d’istinto. Adesso sono al lavoro e teniamo la porta aperta, non si sa mai». Anche la percezione delle scosse è diversa: «Se passa un treno, le vibrazioni che provoca ci mettono subito in allarme. Ma già sappiamo, per l’esperienza che abbiamo vissuto nel ’97, che le scosse proseguiranno per almeno un anno».
Torniamo alla serata di mercoledì: «La seconda scossa delle 22 è stata fortissima. La più forte che abbia mai sentito. Ha subito danni anche una scuola appena inaugurata. Tutti gli istituti rimarranno chiusi a tempo indeterminato. Hanno aperto tre palazzetti per ospitare gli sfollati. Noi siamo a circa tre quarti d’ora da quello che è stato l’epicentro».
La notte della signora Tummino è stata oltremodo travagliata anche per la preoccupazione della figlia, che era a Macerati per motivi di studio: «Sta bene anche lei, siamo andati a prenderla. È stato impressionante, le strade erano piene di gente spaventata».
M.Pv.

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