Cronaca

«Comaschi sempre pronti a criticare Prima però dovrebbero iniziare a fare»

La replica dell’ex assessore Fulvio Caradonna ai giudizi di Cosenza
(m.d.) «Il dramma di noi comaschi è che siamo sempre pronti a criticare ciò che è stato fatto, a dire che sarebbe stato meglio fare qualcos’altro. Ma chi critica dovrebbe cominciare a fare qualcosa». È secca la replica di Fulvio Caradonna, ex assessore ai Lavori pubblici nella giunta di Stefano Bruni, ai pesanti giudizi espressi martedì scorso da Giuseppe Cosenza durante la presentazione del volume “Il Capitale Città”.
«La Ticosa? Sarebbe stato meglio non fare nulla. Spostare l’ospedale Sant’Anna, inoltre, è stata una scelta scellerata: la cittadella sanitaria resta un sogno e l’autosilo della Valmulini è sottoutilizzato». Queste le parole pronunciate l’altro giorno dall’architetto Cosenza, oggi dirigente del Comune di Como, alla guida dell’Area programmazione della città, in precedenza, per quasi vent’anni, dirigente del Settore pianificazione territoriale e grandi opere dell’amministrazione provinciale.
Critiche che chiamano in causa direttamente la precedente amministrazione comunale che ha gestito, negli anni scorsi, sia la realizzazione del nuovo ospedale a San Fermo della Battaglia (il trasloco da Camerlata è avvenuto nell’ottobre 2010) sia l’abbattimento dei ruderi della Ticosa (iniziato nel gennaio 2007) e il tentativo di rinascita dell’area dell’ex tintostamperia, attraverso l’intervento della società olandese Multi, fermo al palo dall’ottobre 2010.
Caradonna dapprima non vuole entrare in polemica con Cosenza: «È un tecnico che ha espresso dei giudizi, la sua è un’opinione come tante altre». Poi diventa un fiume in piena: «In quegli anni ha avuto un ruolo preponderante in Provincia, se non era d’accordo bastava dire no – afferma Caradonna – A Como si perde ancora tempo a dire che le cose avrebbero dovuto essere fatte in maniera diversa. In altre città, a Milano come a Varese, invece di discutere fanno. Chi critica inizi a fare».
Per quanto riguarda l’area Ticosa, l’ex assessore della giunta Bruni puntualizza: «Anch’io alcune scelte non le avrei mai fatte. Prima di tutto quella di comperare la Ticosa: se il sindaco di allora, Antonio Spallino (padre dell’attuale assessore comunale all’Urbanistica, Lorenzo, ndr), non l’avesse acquistata, oggi non avremmo questo problema».
Da via Grandi al trasferimento dell’ospedale. «Ho costruito l’autosilo della Valmulini quando si pensava di rinnovare il vecchio ospedale lasciandolo lì, a Camerlata – premette Caradonna – Poi venne deciso diversamente».
La proposta di costruire il nuovo ospedale nell’area attuale venne lanciata nel novembre del 2002 dall’allora presidente di Villa Saporiti, Leonardo Carioni. Venne poi siglato, a tal proposito, un accordo di programma tra Comune di Como, Provincia, Regione, azienda ospedaliera e i due Comuni interessati, San Fermo e Montano.
«Con il senno di poi si può dire tutto e il contrario di tutto. Resta il fatto che il nuovo ospedale è l’ultima grande opera pubblica realizzata prima che la crisi bloccasse tutto. Se avessimo dato retta a chi diceva sempre no, oggi non l’avremmo».
Caradonna fa poi l’esempio del palazzetto di Muggiò, oggi inagibile. «Noi allora, tramite il sottoscritto e tramite il ricorso al project financing, siamo arrivati a un passo dall’avere un nuovo palazzetto dello sport, fatto dai privati, con una spesa accettabile per l’amministrazione comunale. Una struttura che dopo 40 anni sarebbe diventata di proprietà comunale. Ma la decisione venne osteggiata, anche da chi oggi guida la città, a partire dal sindaco Mario Lucini. Risultato? Non se ne fece nulla, oggi il Comune non ha più soldi per farlo, le società sportive non hanno più la sede, il palazzetto è decrepito».
Nel dibattito sul Sant’Anna entra anche il consigliere regionale Luca Gaffuri, esponente comasco di spicco del Pd, partito che ai tempi del trasferimento dell’ospedale si chiamava Ulivo. Allora il centrosinistra era all’opposizione, a Palazzo Cernezzi come a Villa Saporiti: contro il trasloco non alzò le barricate, l’opposizione fu tiepida.
«Noi siamo sempre stati contrari al trasferimento del Sant’Anna fuori della città – puntualizza però Gaffuri – Abbiamo fatto diverse manifestazioni in tal senso. La collocazione in via Napoleona l’abbiamo sempre considerata ottimale, sia per i collegamenti con i mezzi pubblici sia per la presenza dell’autosilo della Valmulini. La decisione di spostare l’ospedale fu presa nell’accordo di programma siglato, tra gli altri, da Comune, Provincia e Regione. Fu una scelta politica. È vero, l’opera è stata realizzata rispettando i tempi, ma oggi emergono diverse pecche, con tutta una serie di problematiche relative per esempio ai parcheggi o alla strada di accesso, spesso allagata».

16 Ottobre 2014

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