Commemorazioni senza spiegazioni

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Ho partecipato alla commemorazione del 25 aprile ed anche al corteo del 1° maggio. Pur non avendo una particolare propensione per le celebrazioni, credo che ogni Paese civile dovrebbe ricordarsi, meglio se sempre ma se proprio non si riesce almeno due o tre volte all’anno, degli eventi principali sui  quali si sono costruite le basi fondanti della sua architettura.

Di questo stiamo parlando. Né di bande musicali  né di targhe, bensì di principi e fatti.

Orbene, la dannata sensazione che mi prende ormai da tempo  quando partecipo alla celebrazioni è di trovarmi sempre accanto le  stesse persone da anni, sempre meno numerose e più vecchie. Forse ciò avviene perché i principi  sono  dati per scontati? Oppure perché non siamo  riusciti a trasmetterli? Oppure, ancora, perché sono considerati superati se non addirittura  sconosciuti?

Fino a poco tempo fa la quarta ipotesi sarebbe sembrata impossibile. In Italia l’obbligo scolastico da tempo supera la terza media e il Novecento fa parte a tutti gli effetti dei programmi scolastici.

Capita però di imbattersi in uno di quei quiz televisivi dove ad alcune domande arrivano risposte assurde, piuttosto che di  navigare in internet e sui social e vedere scritte cose prive di senso, o di sentire delle interviste raccolte per strada con affermazioni sorprendenti.

E quando senti rispondere che la Repubblica è nata nel 1969, che il 25 aprile è la festa di Milano o  delle donne, oppure la data della liberazione dagli ebrei o dai comunisti, e che il 1° maggio è la festa della Repubblica, tra l’altro di una  Repubblica  nata tra il 1980 e il 1985, se sopravvivi al colpo al cuore, uno squarcio si apre all’improvviso e una luce irradia la tua mente: ma non è che a scuola non ne hanno mai parlato?

Passi la famiglia. Alla mia generazione alcune cose erano chiarissime, si sentivano i racconti di qualche genitore ma soprattutto dei nonni: la guerra, la fame, i partigiani, i fascisti, il lavoro, il referendum tra monarchia e repubblica.

Quelli  attuali sono genitori impegnati in mille attività,  i nonni vanno a ballare, guardano “Il Segreto”, vanno in palestra  e per fortuna loro non hanno mai vissuto alcuni drammi direttamente, quindi non sentono la necessità di raccontarli.

Quasi nulla si trasmette all’interno della famiglia e da genitori a figli, tutto passa attraverso qualche corso.

Per questo  a scuola qualcuno si dovrebbe fermare per  discutere con i ragazzi del 1° maggio o del 25 aprile e della  Repubblica. Molti lo fanno ma tanti no. Altrimenti non possiamo chiedere di  rispettare  regole e valori  condivisi  senza avere dato ai ragazzi modo di conoscere le ragioni che li hanno generati.

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