I commercianti storici e l’uscita dalla crisi: «Umiltà, sacrificio e massima dedizione»
Economia, Territorio

I commercianti storici e l’uscita dalla crisi: «Umiltà, sacrificio e massima dedizione»

Le vie della città sono sempre identiche e i locali che ospitano i negozi hanno subito poche trasformazioni nel corso degli anni. A cambiare, con sempre maggior frequenza, sono invece i volti degli esercenti.
Complice la crisi, negli ultimi 10 anni – ha certificato un’indagine di Confesercenti sul territorio lariano – oltre mille esercizi commerciali hanno abbassato le serrande. Questa la dura realtà. L’altro lato della medaglia è invece caratterizzata dai “sopravvissuti”, o meglio da quei professionisti – alcuni al lavoro da un paio di decenni, altri da intere generazioni – che invece continuano a mandare avanti le loro attività senza dover abbandonare il sogno di fare impresa.

Non che questo significhi che la crisi è rimasta fuori dai loro negozi, anzi, ma testimonia invece come si sia riusciti a tirare diritti oltre le avversità, grazie forse a una ricetta segreta. Anche se poi, parlando con questi negozianti, si scopre come non ci sono elementi particolari ma un sapiente mix di ingredienti base come l’esperienza, l’umiltà e il sacrificio. «Noi esistiamo dal 1890. E questo vorrà pur dire qualcosa – racconta Luciano Brumana nel suo negozio di abbigliamento in piazza Mazzini – Tutti hanno attraversato fasi difficili nel lavoro, noi compresi, ma bisogna sempre far prevalere quelli che sono gli elementi chiave: sacrificio costante, attenzione ai dettagli e l’esperienza maturata nel corso del tempo. Non ci si può improvvisare in questo mestiere perché altrimenti si dura poco». Il riferimento è anche a un certo modo di intendere il commercio sviluppatosi «sempre più di recente. Con negozi che offrono sconti impraticabili, frutto di scelte avventate. Il nostro è un mestiere duro, fatto di decisioni che possono incidere pesantemente sui conti. Ad esempio, quando si devono scegliere e acquistare le collezioni con mesi di anticipo rispetto alla vendita, bisogna essere in grado, grazie all’esperienza, di capire cosa potrà andare per la maggiore. Ai giovani consiglio di applicarsi con la massima serietà e con entusiasmo».
Parole cariche di saggezza che non sempre sono sufficienti a far rimanere in vita le attività.

Chi, in un settore da sempre molto ricco di concorrenza come quello dell’abbigliamento e dell’oggettistica sportiva, da quasi vent’anni “resiste” in centro città, è Claudio Ghirri. «Il nostro è un mestiere complesso. Fondamentale per resistere è curare innanzitutto il rapporto con i clienti. Coccolarli ed essere sempre pronti a soddisfare le loro richieste – dice Ghirri dietro il banco del suo negozio di via Garibaldi – La concorrenza, soprattutto in certi settori, è pressante. Il valore aggiunto del commerciante è l’attenzione verso il servizio, il sacrifico e la voglia di essere sempre pronti». Un mix necessario per evitare – o almeno provarci – di finire nel tritarcarne della crisi economica che così tante attività ha fatto tramontare negli ultimi anni.

«Si resiste con umiltà, lavoro e impegno massimo – spiegano i fratelli Roberto e Michele Mandaglio nel loro negozio di frutta e verdura in centro – Noi siamo operativi dall’ottobre del 1984 e nel corso degli anni siamo riusciti a fidelizzare i nostri clienti, che sono diventati più attenti ed esigenti. Fatto questo che ci stimola a essere sempre pronti. Per noi inoltre, il fatto di avere un’attività di famiglia e di lavorare insieme ci coinvolge ancora di più». E passeggiando in centro gli esempi di negozi che hanno saputo mantenere intatto lo spirito iniziale ce ne sono.

«Il nostro segreto innanzitutto è quello di fornire prodotti di ottima qualità e provenienti da tutta Italia – interviene Ilario Arnaboldi, all’opera in una nota pescheria del centro aperta dal 1934 – I clienti sono cambiati e noi al tempo stesso siamo cambiati con loro per venire incontro alle esigenze. Da semplice pescheria abbiamo ad esempio deciso di offrire la possibilità alle persone di consumare direttamente qui i nostri cibi. Abbiamo diversificato le proposte cercando di andare incontro a gusti nuovi».
E anche l’arte di fare barba e capelli ha dovuto fare i conti con la crisi.

«Fortunatamente andiamo avanti – dice Mario Frigerio nella sua bottega di via Vitani – L’attività l’ha avviata mio padre nel 1960 e io sono entrato in negozio nel 1980. Decisivo è puntare sulla fidelizzazione della clientela. Dai bambini, ai genitori ai nonni. Bisogna saper creare un clima familiare. Le persone devono aver voglia di andare sempre nello stesso negozio e questo si ottiene solo con un impegno costante».

18 Settembre 2017

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