Como, 10 motivi per provare a pensare positivo

altLa squadra rimane in zona playout. Ma il torneo è ancora lungo, nulla è perduto

 

Certo, potrebbe anche sembrare paradossale pensare positivo, con la squadra ancora in zona playout e una vittoria sfumata a pochi minuti dalla fine come domenica scorsa. Il 2-2 interno del Como con l’Alto Adige grida vendetta, anche perché le due reti degli

ospiti sono state quantomeno “sospette”. L’1-1 parziale è giunto con un rigore inesistente concesso agli ospiti, mentre l’azione del definitivo 2-2 sarebbe viziata da un fallo di Cappelletti su un azzurro. Ma alla fine del campionato mancano otto giornate e ci sono una serie di elementi che possono indurre all’ottimismo. Noi ne abbiamo identificati dieci.
1. Il carattere
Uno dei maggiori limiti del Como di mister Silvio Paolucci era sembrato proprio quello del carattere. Una squadra che non giocava “di squadra” e che si abbatteva quando le cose iniziavano a non girare bene. Con la gestione di Colella su questo fronte – lo hanno notato tutti – qualcosa è cambiato. Lo ha detto anche l’esperto Domenico Giampà: «In pullman, arrivando allo stadio, non volava una mosca. Era la prima volta. Questo è il giusto atteggiamento di quello che è un vero gruppo: significa che siamo sulla giusta strada».
2. La grinta di Colella
È raro vedere un allenatore che alla vigilia di una gara spieghi che «chi non rispetta le regole si taglia… gli attributi da solo. Qui ci vuole più rispetto. Chi non ce l’ha va spedito in tribuna». Mister Giovanni Colella è sicuramente un grintoso, che non guarda in faccia a nessuno. Un atteggiamento giusto per una squadra che deve puntare alla salvezza diretta, evitando i playout che possono sempre regalare inattesi e spiacevoli scherzi.
3. Donnarumma in gol
Vedere l’attaccante segnare una doppietta (purtroppo inutile contro il Sudtirol) è stato comunque tonificante. Il positivo inizio di stagione degli azzurri fu dovuto anche alla reti del suo bomber che, se ritrova la via del gol, può essere, assieme al compagno di reparto Mendicino, l’arma in più in questa volata finale.
4. Il sudtirol era forte
Non va dimenticato che domenica scorsa allo stadio Sinigaglia c’era la terza forza del campionato, una tra le squadre più in forma della Prima Divisione, una candidata alla promozione. E, oggettivamente, ha combinato ben poco. Merito del Como che l’ha messa in difficoltà. Senza gli “aiutini” arbitrali forse gli altoatesini sarebbero tornati a casa senza alcun punto.
5. I tifosi che non mollano
È vero, ogni domenica la curva del Sinigaglia registra molto spazi vuoti. Ma chi viene allo stadio non manca mai di sostenere la squadra. Insomma, è un tifo ad alto peso specifico che, per la cronaca, è molto arrabbiato con gli arbitri. E c’è anche chi si è già prenotato per la trasferta di Trapani. Insomma, la società e la squadra non mollano, e anche i sostenitori non si tirano di certo indietro.
6. La cremonese e l’andata
Tante cose sono cambiate rispetto alla partita di andata, questo deve essere chiaro, ed è difficile fare paragoni. Detto questo, proprio perché si vuole pensare positivo, non si può dimenticare che la gara d’andata al Sinigaglia fu letteralmente dominata dal Como. In molti considerano quello 0-0 uno dei risultati più bugiardi di tutta la stagione. Quindi perché non sperare in una altra bella prestazione dei lariani nella partita di lunedì prossimo nella città del Torrazzo?
7. I nuovi acquisti
I giocatori che sono arrivati in gennaio stanno dando un buon contributo. Lasciando perdere Taider, che per ragioni di preparazione fisica sarà difficile vedere in campo, per il resto le indicazioni sono buone. Migliorini ha portato a un miglioramento generale delle prestazioni della difesa, Mendicino si è ben integrato con Dommarumma e anche Schenetti ha buoni spunti. C’è poi da vedere se e come sarà utilizzato l’ultimo acquisto, Fortino, il trequartista che è stato presentato sabato scorso. Le sue referenze, a detta degli addetti ai lavori, sono sicuramente buone.
8. Avversari alla portata
La classifica piange, è già stato detto e ridetto, ma alla fine la quota salvezza diretta è a soli tre punti. Il Portograro, sestultimo, ha 28 punti, mentre il Como è quintultimo in solitaria a 25. Insomma, non un divario incolmabile.
9. Mancano otto partite
Un discorso che si ricollega a quello del precedente paragrafo. Il Como ha tre punti dal Portogruaro e alla fine del campionato mancano 8 partite, che sono tante. Perché significa che ci sono 24 punti a disposizione. Certo, immaginare un Como che vinca sempre è un sogno, ma il concetto è che comunque niente è deciso e bisogna crederci sempre.
10. Il vento cambierà
Il discorso riguarda gli arbitri. La società non ha mai fatto la vittimista, ma anche domenica scorsa la direzione non è stata buona, inutile negarlo. E anche a Pavia la sconfitta era giunta con un rigore dubbio (per non dire inesistente). Insomma, qui non si chiedono favoritismi, ma una “par condicio” che in questa stagione purtroppo non c’è stata. La speranza è che cambi il vento anche perché, se la società non commenta, tra i tifosi serpeggia il dubbio che contro questo Como ci sia davvero una cattiva volontà (ad usare un eufemismo).

Massimo Moscardi

Nella foto:
Gli azzurri hanno qualcosa da dire all’arbitro di domenica scorsa, Martinelli di Roma

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