“Como Acqua”, Cantù chiede di avere il 10%. Anche Palazzo Cernezzi tenta di trovare un’intesa

Albate senza acqua calda

La battaglia dell’acqua è a una svolta. Il Comune di Cantù ha infatti trovato un possibile accordo sulla futura governance di Como Acqua, società pubblica alla quale sarà delegata la gestione del ciclo integrato delle acque nella provincia. Ieri mattina, il vicesindaco di Cantù, l’avvocato Matteo Ferrari, ha incontrato la commissione di controllo per discutere la ridistribuzione delle quote di rappresentanza all’interno di Como Acqua.
L’intesa sembra molto vicina e anche il comunicato diffuso dalla presidente di Villa Saporiti fa supporre che questo accordo, alla fine, si troverà.
«Le istanze di Cantù hanno trovato la dovuta attenzione e sono state ampiamente condivise – ha detto Maria Rita Livio – anche perché alcune delle questioni poste erano già state discusse dai sindaci. Ci siamo lasciati con l’impegno di approfondire in tempi brevissimi alcuni aspetti e alcuni particolari relativi per esempio al peso dei singoli Comuni nell’assemblea dei soci di Como Acqua».
Cantù, che al momento ha una percentuale del 7,27, ha chiesto di salire fino al 10%, in considerazione del fatto che porterà in dote al patrimonio di Como Acqua l’intera Canturina Servizi e parti consistenti di altre multiutility locali. Una richiesta, quella della città del mobile, considerata ragionevole dalla commissione di controllo e quindi destinata a essere accolta.
A questo punto, con il sì di Cantù, la partita di Como Acqua si è sostanzialmente conclusa. Il tentativo della Lega e di una parte di Forza Italia di bloccare il processo di avvio della piena operatività della società pubblica non ha concrete possibilità di successo. E anche il Comune di Como sembra avviato verso un ripensamento. Tanto che il sindaco del capoluogo, Mario Landriscina, ha chiesto di poter incontrare la settimana prossima i componenti della commissione di controllo. Un passo che in pochi si aspettavano e che può essere letto, credibilmente, soltanto in una direzione.
«Posso garantire che stiamo lavorando intensamente sulla questione – ha detto ieri Landriscina al Corriere di Como, anche se, ha aggiunto – lo facciamo in silenzio».
A Palazzo Cernezzi la vicenda Como Acqua ha causato qualche problema politico. Un gruppo di consiglieri comunali di maggioranza si è apertamente schierato contro la posizione iniziale della giunta. E anche per questo motivo il sindaco mantiene ora una linea di prudenza.
Chi non sembra voler cambiare idea, almeno per il momento, è invece il sindaco di Erba, Veronica Airoldi, tuttora schierata tra i contrari alla proposta avanzata dalla maggioranza dei sindaci del territorio. «Ho posto alcune domande precise: sulla governance, dato che anche noi siamo sottorappresentati rispetto al patrimonio che portiamo in dote; su alcune perizie, che dovrebbero essere riviste; e su altri aspetti tecnici che riguardano contenziosi e assetti societari. Qualora ottenessi risposte convincenti e chiare sono pronta a tornare in consiglio comunale e a cambiare».

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