Como Acqua, Cantù ci ripensa: tutto rinviato
Politica, Territorio

Como Acqua, Cantù ci ripensa: tutto rinviato

L’apertura del sindaco di Cantù, Edgardo Arosio, rimette in gioco il futuro di Como Acqua. Sul tavolo ci sono, ricordiamo, una serie di fusioni per incorporazione nella stessa Como Acqua di diverse di società che si occupano di servizi idrici integrati sul territorio.
Un’unica società per la gestione che rischiava però di non partire neppure, in quanto orfana dei tre comuni di maggiore peso in provincia, ovvero Como, Erba e Cantù.
Il quorum per l’assemblea, convocata ieri dal presidente Piergiacomo Micalef, all’hotel Sheraton di Como, era del 66% dei soci, percentuale difficile da raggiungere senza le tre città con oltre 30mila abitanti. Como, dopo il passaggio a vuoto in consiglio comunale di lunedì scorso, nonostante la pressione di quindici sindaci presenti con tanto di fascia tricolore tra il pubblico, ieri non ha mandato alcun rappresentate allo Sheraton.
È arrivato invece, come detto, Edgardo Arosio, con Cantù che potrebbe essere ora l’ago della bilancia per la questione. Ne è convinto il sindaco di Tavernerio, Mirko Paulon.
«L’apertura di Cantù diventa fondamentale – dice Paulon – Sono stati chiesti quindici giorni di tempo per il necessario passaggio in consiglio comunale, ma se la Città del Mobile, come ha spiegato il sindaco Arosio, rivedesse il suo no, il progetto di fusione andrebbe a buon fine. Anche oggi (ieri ndr) eravamo molto vicini al quorum, ma abbiamo preferito non andare al conteggio delle percentuali. Le quote sono legate alla popolazione e con Cantù è tutto più facile». Per quanto riguarda la scadenza, quella del 15 novembre è però l’ultimissimo appello.
«Anche il notaio presente nell’assemblea straordinaria ha spiegato che oltre non sarebbe possibile andare, per via dei passaggi societari – dice sempre il sindaco di Tavernerio – In questo momento più che una questione politica credo sia necessario condividere un progetto a favore di tutti i cittadini. L’acqua del resto non ha nessun colore».
Anche il Comune di Como ha sempre detto di voler mantenere l’acqua come una risorsa pubblica. «Se non si chiude la fusione – ammonisce Paulon – il rischio è però che si vada a formulare una gara comunitaria e che l’acqua diventi davvero privata».
Sulla stessa linea anche il sindaco di Casnate con Bernate, Fabio Bulgheroni.
«Il mio auspicio a questo punto è che anche Como possa rivedere le sue posizioni – dice il primo cittadino di Casnate – I tempi ora ci sono».
La partita di Como Acqua si gioca però pure sul fronte politico, con un problema di “poltrone” più o meno già promesse e le elezioni regionali e politiche ormai alle porte. Uno dei più attivi e nominati su questo fronte è il sindaco di Barni, Mauro Caprani, sponsorizzato anche dal sottosegretario regionale Alessandro Fermi, ma che non sarebbe particolarmente gradito da diversi soci di Como Acqua.
Ieri allo Sheraton, proprio gli interventi di Caprani e del segretario provinciale della Lega, nonché sindaco di Canzo, Fabrizio Turba, non sono stati particolarmente applauditi. L’asse dei sindaci di cintura, che si è creato trasversale per l’occasione, con Alberto Gaffuri e Mirko Paulon di centrosinistra insieme con Fabio Bulgheroni di centrodestra, oltre a Claudio Marchisio, sindaco di Mariano, Maria Rita Livio presidente della provincia ed Edgardo Arosio di Cantù, potrebbe pesare ora anche sulla questione delle poltrone. Sul fronte città di Como, intanto, le minoranze auspicano che grazie al rinvio a metà novembre, venga convocata quantomeno una commissione a Palazzo Cernezzi.
P.An.

26 Ottobre 2017

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