Como Acqua, raggiunta l’intesa per la fusione. Il risultato dopo un vertice politico tra le parti

Albate senza acqua calda

L’accordo c’è, Como Acqua è pronta a rinascere dalla proprie ceneri. Dopo discussioni, litigi e accuse reciproche, la politica si è seduta intorno a un tavolo e ha trovato la soluzione. Non senza discussioni animate.
E così la nascita della società pubblica che si occuperà di gestire il ciclo integrato dell’acqua in provincia di Como, che solo poche settimane fa sembrava destinata a non vedere la luce, già a inizio 2018 potrebbe invece diventare realtà.
Giovedì sera la svolta in una riunione alla quale hanno partecipato il sottosegretario regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia Alessandro Fermi, il segretario provinciale della Lega Nord Fabrizio Turba, Angelo Orsenigo segretario provinciale del Pd, Claudio Ghislanzoni, consigliere comunale di Erba, il sindaco di Barni Mauro Caprani (che aveva inviato una lettera ai sindaci diffidandoli dal votare sì alla fusione), il presidente della provincia di Como Maria Rita Livio, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Francesco Dotti e Fabio Bulgheroni, vicepresidente del Controllo analogo di Como Acqua srl. Dal faccia a faccia è emersa al volontà di procedere il prima possibile con la fusione.
Necessarie ancora alcune verifiche tecniche sul valore degli impianti, sulle perizie effettuate e da effettuarsi su alcune delle società che si andranno a fondere in Como Acqua e chiarire la situazione degli oltre 120 dipendenti che andranno a confluire nella nuova società.
Passaggi che potranno essere compiuti in un mese così poi da lasciare campo libero alla definizione di un nuovo accordo da votare già a fine gennaio, inizio febbraio.
Va però ricordato che la strada percorsa per arrivare a questa intesa che si definirà nel dettaglio in una prossima riunione in calendario la prossima settimana, non è stata semplice, anzi ha scatenato furiose polemiche sfociate, ormai più di un mese fa nella contestata votazione al processo che ha portato all’approvazione con una maggioranza (62%) di poco inferiore alla soglia prevista (66,7%). Va poi detto che oltre alla mancata nascita della società – causata principalmente dal contestato “no” del Comune di Como – la tensione era salita alle stelle dopo la richiesta del sindaco di Como di verifica delle perizie di stima di alcune società chiamate a fondersi per valutare l’iter messo in essere per arrivare alla nascita di Como Acqua. E sulla questione Regione Lombardia era stata netta, evidenziando «un’importante carenza di dati e di trasparenza sia a livello di elaborazione preliminare della procedura di fusione prescelta, sia di valutazione dei suoi effetti tra i soggetti interessati. Oltre alla mancanza di un business plan».
Una miscela che aveva portato la Provincia di Como a vedere ingerenze da parte di Regione Lombardia.

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