Como Acqua, si corre per arrivare alla fusione. Sindacati preoccupati per le sorti dei dipendenti

Rubinetto-acqua

L’iter per la nascita di Como Acqua si è rimesso in moto pur tra mille incertezze. La preoccupazione maggiore riguarda il futuro dei dipendenti. Quelle 153 persone, tra contratti a tempo indeterminato e precari, che dovrebbero andare a confluire nella nuova società qualora dovesse nascere.
Il condizionale è d’obbligo anche se la politica si è recentemente seduta a un tavolo e la fusione non sembra più un miraggio come lo scorso 15 novembre quando la votazione per la nascita di Como Acqua non portò alcun risultato. Di questo e della tempistica dell’operazione si è parlato ieri mattina in un incontro pubblico organizzato dai sindacati. Presente anche il presidente della Provincia di Como Maria Rita Livio che ha dettato i tempi. «Entro gennaio 2018 dobbiamo risolvere le questioni tecniche sul tavolo (dalle perizie sul valore delle società che dovranno fondersi, al futuro dei dipendenti, agli investimenti da fare), poi per febbraio dovrà essere convocata l’assemblea dei sindaci e a marzo via con la fusione», dice la Livio. In sala anche Paola Sala, consigliera del cda di Como Acqua. «La ripartenza è necessaria e deve essere rapida. La nostra intenzione è sempre stata quella di fare l’operazione», ha detto la Sala. Deluso per la scarsa partecipazione di amministratori in sala Sandro Estelli (Filctem Cgil). Presenti Gioacchino Favara (Uiltec Uil) e Luigi Bartesaghi (Cisl) che hanno sottolineato l’importanza di arrivare a una definizione del processo.
Con loro a discutere anche l’assessore competente del Comune, Adriano Caldara, la presidente dell’Ato Maria Luisa Cribioli, il delegato delle aziende partecipate per la Cgil di Como Giuseppe Augurusa che ha sottolineato la necessità di chiudere entro settembre 2018 per non rischiare sanzioni in ambito comunitario.
Interventi finali dei segretari provinciali Giacomo Licata (Cgil), Adria Bartolich (Cisl) e Salvatore Monteduro (Uil).

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