Cronaca

Como “bella addormentata”. E Cosenza spara ad alzo zero

altIl dirigente: «Ticosa, sarebbe stato meglio non far nulla»
(l.m.) «Sarebbe stato meglio non far nulla nell’area ex Ticosa, adesso siamo in un vicolo cieco». «Il declino di Como si esprime anche nell’incapacità di esprimere rappresentanze ad alto livello. E così, ad esempio, non abbiamo il secondo lotto della Tangenziale di Como». «Non riusciamo a spostare l’Asl dopo averlo fatto con l’ospedale, che è stata una scelta scellerata, e così la cittadella sanitaria è un sogno, con l’autosilo Valmulini sottoutilizzato». «Il progetto del campus

era da far ripartire subito dopo il mancato arrivo dei fondi Cariplo».
Sono le più forti bordate ad alzo zero con cui Giuseppe Cosenza, dirigente del Comune di Como, ha commentato ieri nel Salone Scacchi della Camera di Commercio il proprio contributo in forma di saggio al terzo volume collettivo della serie “I Capitali di Como”, Il Capitale Città.
Una raccolta di ricerche a cura del Centro Studi dell’Economia Comasca che indica strategie territoriali di lungo periodo al territorio, voluta dal presidente camerale uscente Paolo De Santis (ieri era la sua ultima uscita pubblica) e dal noto sociologo ed editorialista del “Corriere della Sera” Mauro Magatti.
«Como è peggio di Scampia», ha commentato, scaldando il dibattito dalla platea, un altro rappresentante di Palazzo Cernezzi, l’assessore al Patrimonio Marcello Iantorno. Che si è lanciato, egli pure ad alzo zero, in polemica con i relatori della ricerca ritenuta troppo legata alle élites della città e concentrata su monumenti pure importanti come i tesori del Razionalismo e sul sistema urbanistico del lungolago.
«Dimenticate che nelle periferie di Como vivono molte famiglie disagiate, al limite della sopravvivenza, a causa della crisi. E ci sono ben altre urgenze: l’ex Cinema Politeama su cui al di là delle buone intenzioni nessuno ha manifestato interesse e il degrado della stazione Fs di San Giovanni».
«La città adesso ha assoluto bisogno di una governance – ha concluso Cosenza – e questo non riguarda solo l’amministrazione locale ma chiama in causa le associazioni di categoria».
«I costruttori del Duomo di Como pensarono oltre i loro decenni, con sguardo generoso – ha ricordato De Santis in uno dei suoi interventi del dibattito, moderato dai direttori di “Corriere di Como” ed “Etg” Mario Rapisarda e de “La Provincia” Diego Minonzio – Noi invece parcellizziamo tutte le energie in pochi anni che corrispondono alla durata di un mandato. Come diceva Alcide De Gasperi, non occorre guardare alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni».
Tra le priorità indicate dalla pubblicazione presentata ieri, un ripensamento radicale dell’area dell’ex ospedale psichiatrico San Martino e il recupero della centrale termica dell’ex Ticosa, la Santarella, «un’icona destinata a ospitare un gesto contemporaneo», ha preconizzato De Santis immaginandola un museo d’arte. Ma Como, è l’amaro contraltare di tante speranze, invecchia e da tempo perde e respinge cervelli. Per riposizionarla e non destinarla a mero dormitorio per chi gravita su Milano, occorre, come ha sottolineato l’architetto Angelo Monti, dare nuovo destino ad aree di fatto dismesse come la Caserma De Cristoforis («Ci sono le energie per invertire la rotta, ma serve anche la volontà politica», ha detto Monti).
Di forte impatto, fra i molti, l’intervento del sociologo Mauro Magatti: «Como è da troppo tempo una bella addormentata che, purtroppo, rischia sempre più di avvizzire. Non ci rendiamo conto della sua straordinaria bellezza, dobbiamo salvarla valorizzandola come polo scientifico, nella tradizione del “fare” tipica di queste terre». Ma, altro boccone amaro, la sua borghesia è «incapace di leadership». Ed è un peccato perchè «la quantità delle sue aree dismesse da riqualificare è impressionante e impone una riflessione eterodossa per liberare energie. Vanno giocate rompendo gli schemi, e avendo in mente obiettivi strategici». Il male che impedisce di liberare tali energie? Per Magatti è l’«impressionante livello» che ha raggiunto «la mancanza di comunicazione tra i vari attori. Subiamo steccati e gelosie da cortile, quindi siamo incapaci di scrivere alleanze. Ma è fondamentale per andare avanti. Grava su di noi la drammatica frammentazione di una guerra tra poveri, di una lotta per dominare il nulla».

Nella foto:
La presentazione del terzo volume collettivo della serie “I Capitali di Como” ieri in Camera di Commercio (Mv)
15 ottobre 2014

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