Como, cresce la preoccupazione. I soldi non sono ancora arrivati, tutto rimane fermo

Intervista per Akosua Puni Essien

Oggi o domani. Con la scadenza fissata al giorno 26 giugno per pagare gli stipendi relativi alla scorsa stagione non serve un ingegnere gestionale per capire che la situazione del Football Club Como sia a una stretta finale: oggi o domani, dunque, devono per forza di cose arrivare i soldi dalla proprietaria, Akosua Puni Essien. Al limite anche lunedì, a voler essere pignoli, ma ciò comporterebbe una corsa dell’ultima ora che per tanti motivi è sempre sconsigliabile.
Lo staff italiano che gestisce il club, non più tardi di ieri, avrebbe avuto nuove rassicurazioni da Francis Puni, fratello di Akosua che sul Lario fa da riferimento: «I soldi sono in arrivo entro questo fine settimana» è stata, parola più, parola meno, la promessa. Un bonifico che in teoria doveva arrivare entro lo scorso 12 giugno, come era stato annunciato. I tempi si sono allungati e ora l’attesa sta diventando febbrile, perché le scadenze si avvicinano: il 26 per il saldo conclusivo del torneo 2016-2017 e fine mese per iscriversi al campionato 2017-2018.
Sul fronte burocratico, da quanto trapelato, tutta la documentazione è pronta.
Mancano solo i soldi, appunto, e non è un particolare da poco. Anzi. Chi di dovere, è pronto a scattare per consegnare tutto, anche con una eventuale corsa dell’ultimo minuto, cosa che tutti vorrebbero evitare.
Al di là di questo, un ulteriore problema: la programmazione, soprattutto sul fronte sportivo, in questo momento è soltanto un esercizio teorico. Quindi qualunque idea viene portata avanti con il vincolo alla fatidica frase: «lo faremo in caso di arrivo dei soldi».

Basti pensare al responsabile dell’area tecnica, Nello De Nicola, che in questi giorni, al posto che essere a Como, è a Roma. Il suo piano di battaglia è sempre stato chiaro: ringiovanimento della squadra, prestiti dai grandi club, riduzione degli stipendi più alti dei giocatori ora sotto contratto. Infatti sono già stati ipotizzati accordi con club come Roma, Juve e Milan per portare sul Lario ragazzi di belle speranze. Ed è anche pronto il piano di ridiscussione degli stipendi.
Ma senza i famigerati soldi della proprietà e – almeno in questo momento – senza la garanzia di essere in lizza nel prossimo campionato, come si può andare a trattare con altre società, con i giocatori, con i loro procuratori? E per fortuna ci sono calciatori (tra i migliori prospetti nati negli anni 1996 e 1997) che ben volentieri hanno dato la disponibilità a venire sul Lario per mettersi in luce e hanno fatto sapere che per ora non intendono ascoltare altre sirene. Ma solo fino a un certo punto perché, se non si esce dalla fase di stallo, saranno legittimamente autorizzati a guardarsi intorno.
Lo stesso vale per il ritiro. Anche in questo caso non serve il già citato ingegnere gestionale per capire che, con la gara di Coppa Italia fissata per il 30 luglio, il raduno non potrà che essere tra il 10 e il 15 del prossimo mese. Ma anche per questo nulla è stato fissato. E in ogni caso lo stesso match di Coppa sarebbe considerato quasi al pari di una amichevole – anche se da onorare – considerando la ristrettezza degli eventuali tempi di preparazione.
Raduno sul Lario e poi il ritiro. Come si fa a fissarlo in questo momento? Vanno prenotati centri sportivi e albergo, peraltro molte camere in una fase in cui la gente è in vacanza. Non è facile, a volte, per una famiglia, trovare un alloggio last minute, figuriamoci per una squadra con staff tecnico e collaboratori al seguito.
Contatti con albergatori ci sono stati, certo, e non sono mancate manifestazioni disponibilità generiche. Ma un conto è prenotare e organizzarsi, un conto è sapere a grandi linee se, nel caso, ci potrà essere posto.
Nella sostanza è tutto bloccato a parte, appunto, la preparazione dei documenti, che sono già predisposti e pronti a essere consegnati. In questo quadro, in verità piuttosto imbarazzante, per ora non è neppure possibile parlare con l’allenatore Mark Iuliano.
Anche perché, viene spiegato dallo staff, «cosa potrebbe dire?». Ma quale è il suo stato d’animo? Chi lo sente tutti i giorni non gira attorno al problema: «È decisamente preoccupato».
Massimo Moscardi

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