Calcioscommesse, il Lario culla delle combine

Resi noti  primi verdetti della Disciplinare: quattro ex azzurri sanzionati con dure squalifiche
Sono state rese note ieri le prime sentenze della giustizia sportiva relative al filone di calcioscommesse emerso con le indagini della Procura di Cremona. Quattro i tesserati “comaschi” sanzionati dai giudici di primo grado della Federcalcio: Davide Caremi, squalificato per 3 anni e 6 mesi; Roberto Colacone, squalificato per 4 anni; Alberto Comazzi, squalificato anch’egli per 4 anni; Ruben Garlini, che dovrà invece stare fermo per 3 anni. La sentenza della Disciplinare era stata comunicata ai
vertici della Federazione già domenica scorsa. Si pensava, in un primo momento, che i verdetti potessero essere pubblicizzato soltanto dopo la partita dell’Italia con l’Irlanda, ma in realtà tutto si è svolto con la massima rapidità e trasparenza.
LE PAROLE DEL PROCURATORE
Stefano Palazzi, procuratore federale, ha sostenuto l’accusa nel processo sportivo. Nelle sue parole pronunciate in chiusura di requisitoria è condensata tutta l’amarezza di chi, osservando da vicino un mondo dorato ma pieno di ombre, quasi non si capacita di ciò che incontra, di ciò che scopre e tocca con mano. «Molto spesso sono i calciatori più carismatici, più anziani, i capitani che si rendono partecipi delle combine – ha detto Stefano Palazzi – Sono i fatti che lo dimostrano, e lo dico con grande dolore. Le società potrebbero fare molto di più per contrastare il fenomeno. Qualcuno ha addirittura fornito le auto per permettere ai giocatori di incontrare gli avversari e mettersi d’accordo».
L’ORDINANZA
Il primo verdetto della giustizia sportiva sull’ennesimo scandalo del calcioscommesse giunge a pochi giorni da una nuova ondata di arresti, decisi come i precedenti dal gip di Cremona, Guido Salvini. Le quasi 500 pagine dell’ordinanza del magistrato lombardo svelano un sistema illegale ormai radicatissimo e consolidato. E fanno chiarezza sulla «genesi» del fenomeno, cui è dedicato un intero capitolo.
LA GENESI DEL FENOMENO
«La nascita del fenomeno – scrive il gip di Cremona sulla base delle risultanze dell’inchiesta condotta dalla Procura – è collocabile alla fine della stagione calcistica 2008-2009, quando il gruppo degli “Zingari”, facente capo ad Almir Gegic, giocatore della formazione svizzera del Chiasso, per il tramite del portiere italiano del Bellinzona (altra formazione professionistica elvetica), Matteo Gritti, entra in contatto con Filippo Carobbio e Carlo Gervasoni, in quel periodo entrambi in forza all’AlbinoLeffe, formazione della serie B italiana».
Il cuore dello scandalo batte quindi a due passi da Como. La città lariana, anzi, è al centro di una serie innumerevoli di intercettazioni telefoniche. La banda degli zingari, infatti, si muove tra il Ticino e l’Italia sempre facendo base nel Comasco.
Come ricorda anche Palazzi, sempre nella sua requisitoria, «lo stesso Matteo Gritti ha confermato le origini del virus calcioscommesse, importato dagli “zingari”» e annidato in profondità nel tessuto malato del professionismo italiano. Alcuni giocatori, in realtà, erano anche minacciati seriamente. «Se non avessero acconsentito a truccare le partite in Svizzera – ha ricordato Palazzi – le conseguenze avrebbero potuto essere molto dure».
In aula, durante il processo sportivo, Gritti ha dichiarato: «Se non avessimo obbedito ci avrebbero sparato alle gambe». Un incubo che ha trascinato molti nella polvere.

Dario Campione

Nella foto:
Davide Caremi

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