COMO DESIGNATA CAPOLUOGO DELLA NUOVA PROVINCIA. ORA BANDO AGLI ANTAGONISMI E SI PENSI AL BENE COMUNE

RISPONDE RENZO ROMANO:

Gentile professore, Como è rimasta Provincia, superando indenne la riduzione del numero di questi enti. Si torna all’antico, con i territori di Lecco e di Varese “sotto” Como. Tante le possibili letture: una vittoria, finalmente; ma anche stop ai piagnistei e, adesso, dimostriamo di avere qualità da leader, come istituzione e come territorio.
Lei come vede questa “novità”?
Anna Bertinelli

Cara Anna,
Lecco e Varese “sotto” Como è un ritorno all’antico. Giova un accenno alla storia. Una carta topografica del 1824 conservata presso l’Archivio di Stato di Como mostra la provincia dopo la disfatta di Napoleone: un territorio vastissimo che comprende le aree di competenza delle città di Como, Varese e Lecco fino ai confini con la Svizzera e con la provincia della Valtellina. Dopo l’annessione al Regno di Sardegna, la provincia di Como mantiene tutti i territori dell’epoca di appartenenza al Regno Lombardo-Veneto e, per effetto della legge 23 ottobre 1859, risulta suddivisa nei circondari di Como, Varese e Lecco.
La superficie della provincia di Como si riduce da 2.485 a 2.067 kmq, mentre  il numero degli abitanti passa da 650.976 a 472.531. I comuni da 511 diventano dapprima 344 e successivamente 247. Nel 1992 viene istituita la Provincia di Lecco che si stacca di fatto dalla Provincia di Como nel 1995 a seguito delle elezioni amministrative da cui escono gli organi elettivi separati. Il numero dei comuni della provincia di Como si abbassa a 163, la popolazione scende a 531.160 anime.
Ed eccoci a oggi, con la nuova provincia di Como costituita da 391 comuni e abitata da circa 1.730.000 abitanti distribuiti su 3.303 kmq.
Il provvedimento ha scatenato polemiche feroci a Lecco e a Varese. Su Facebook campeggia un provocante significativo “Varese mai con Como”. Par di tornare al 1121 quando Varese, alleata di Milano contro Como, fu sorpresa di notte dai Comaschi e saccheggiata. Tuttavia, sei anni dopo, nel 1127 i Varesini nuovamente alleati con Milano si presero la rivincita.
Meno cruenta la rivalità con Lecco mai entrata in piena sintonia con Como.
Io sono comasco al cento per cento, sono contento della “vittoria” della mia città. Spero che ne possano derivare vantaggi concreti e visibili per tutti la cui consistenza ed entità potrà essere precisata solo quando saranno definite le competenze della nuova Provincia. Auspico in particolare una maggiore attenzione alla sede comasca dell’università dell’Insubria e un netto miglioramento del sistema viario e dei trasporti per favorire il prevedibile incremento di traffico verso Como in quanto sede dei più importanti istituti a livello provinciale.
Credo tuttavia che ogni trionfalismo sia assolutamente fuori luogo. Allo stesso modo trovo ridicoli e assurdi i piagnistei e le grida di dolore  che provengono dai campanili di Lecco e Varese. Sono atteggiamenti  da curva sud nel mondo del pallone dominato dalla passione e dall’irrazionalità, non già da teatro della politica illuminato da buon senso e saggezza.
Mi associo, cara Anna, al suo invito ai politici a dimostrare di avere “qualità da leader”. I cittadini comaschi, varesini e lecchesi si aspettano da questo riordinamento un ridimensionamento dei costi della politica che dovrebbe portare a un miglioramento dei servizi in generale. È sconfortante constatare che la riduzione del numero delle Provincie  auspicata e invocata proprio dalla  politica come urgente e necessario provvedimento di risanamento e contenimento dei costi, adesso trovi nei rappresentanti della stessa politica,  locale e nazionale, gli assurdi, paradossali e non credibili megafoni della protesta. Si insinua il dubbio che dietro queste poco dignitose e pretestuose lamentazioni ci sia il timore di perdere privilegi e vantaggi personali o di gruppi.
Un “demerito” per il momento è assodato: aver fatto riemergere negli italiani sentimenti di rivalità locale che ormai appartenevano al folclore del passato. Non è proprio di questo che il Paese ha bisogno in questo momento. Risentimenti, rivalità, antichi rancori, pregiudizi riemergono e fomentano malcontento e ulteriore disaffezione nei confronti delle istituzioni e  creano inoltre ulteriori motivi di disaccordo e liti dannosi e deleteri per le comunità stesse “condannate” a collaborare fra loro dalla nuova situazione geopolitica.
È lecito e doveroso pretendere dai rappresentanti politici locali un atteggiamento di collaborazione reciproca, piuttosto che di diffidenza o addirittura di ostruzionismo o di assurda rivalsa.
Tornando alla nostra realtà credo che la scelta di Como sia la più felice. Lo suggerisce in particolare la posizione geografica che vede la nostra città vero e proprio baricentro della nuova provincia. La mia non illimitata fiducia nell’acume e lungimiranza della politica è ampiamente compensata dal buon senso e realismo della gente. I cittadini comaschi, lecchesi e varesini, superata una inevitabile fase di assestamento, si aspettano novità positive per tutta la comunità.
Molti di essi, e io fra questi, tifavano per l’abolizione di tutte le Province. Volenti o nolenti dobbiamo adeguarci. Tocca ai politici “nostrani”, e tra essi includo varesini e lecchesi, dimostrare la bontà della deliberazione accantonando atteggiamenti pretestuosi e ambizioni di protagonismo locale a favore di una visione di più ampio respiro territoriale che superi millantati antagonismi e rivendicazioni definitivamente seppelliti dal tempo e dal buon senso.

 

 

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