Cultura e spettacoli

Como e il ventennio. Racconto per immagini

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Storia e memoria Cento scatti d’epoca dall’archivio Bernasconi illustrano la vita quotidiana durante il fascismo

Ritratto di «una città in camicia nera». Dal 2007 il fotoreporter comasco Carlo Pozzoni è anche editore con un catalogo di oltre 15 volumi. Il più recente è Como. Il fascismo. Le immagini. Una città in camicia nera di Giancesare Bernasconi e Giorgio Cavalleri, in vendita a 18 euro, un ritratto inedito del capoluogo lariano durante il ventennio fascista. Il libro viene presentato questa sera

alla Canottieri Lario “Sinigaglia” di viale Puecher 6 a Como, alle 21. Interverranno con Cavalleri, Pierluigi Comerio e Pier Angelo Marengo. Ingresso libero. Dallo sterminato archivio di Giancesare Bernasconi, autentica miniera iconografica, sono qui raccolte oltre cento foto scattate da Ansaldo Bernasconi (1902-1966) e da suo fratello Miro (1902-1993), primi fotoreporter del ’900 in città. Ne emerge, in un mosaico di scatti dalla seconda metà degli anni Trenta al 1941, un “come eravamo” che è come scrive Cavalleri «specchio di un’epoca», dove spiccano frammenti di vita quotidiana soprattutto corali, in cui non si manca di sottolineare qualche presenza Vip come la principessa Maria José in visita all’ospedale Sant’Anna. Ci sono le adunate e i raduni di piazza, le sfilate di soldati, corporazioni e balilla, ma non sono poche le immagini di sport, che nel cuore del regime aveva un ruolo di coesione sociale importante. Spicca ad esempio Gino Bartali allo Stadio Sinigaglia. Uno scatto, quello dell’asso del pedale, che da solo è un romanzo, con i tanti personaggi che lo affollano sullo sfondo e i ciclisti in primo piano. C’è poi la foto del campione olimpionico di inseguimento a squadre del 1932, Paolo Pedretti di Albese, che, scrive Cavalleri, «ci fa rimpiangere la pista di cemento dello stadio, improvvidamente rimossa nel 1975, per far spazio agli allora tanti spettatori del “dio pallone”».
E non mancano le pagine di cronaca: drammatiche le foto del deragliamento di un treno che provocò decine di morti fra un nutrito gruppi di operai italiani dell’Organizzazione Todt, in viaggio verso la Germania attirati dai salari che i nazisti promettevano ai lavoratori stranieri. Due foto rare, perché le notizie di nera (e non solo quelle) allora erano sottoposte a censura.

Nella foto:
Lo sport era per il regime un forte momento di coesione sociale e il volume edito da Pozzoni lo rappresenta in chiave comasca
15 Novembre 2013

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