Como e Rovereto unite da Radice

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Esposizioni – Grande attesa per l’evento dedicato al maestro dell’Astrattismo lariano al Museo “Mart”, al via il 14 febbraio

Como e Rovereto unite dal destino: città di frontiera, fondamentali per il dialogo tra Nord e Sud dell’Europa, e crocevia di importanti maestri del Novecento tra arte e architettura. E ora, unite dalla figura e dall’opera del maestro lariano Mario Radice, genio dell’Astrattismo comasco.
«Auspico che la prossima mostra del Museo d’Arte “Mart”, struttura che

Vittorio Gregotti ha definito “il luogo magico della modernità”, possa aprire la strada a un fecondo gemellaggio culturale». Parola dell’architetto Giovanni Marzari, curatore della mostra Mario Radice. Architettura numero colore in programma nel prestigioso museo “Mart” di corso Bettini 43 a Rovereto dal 15 febbraio all’8 giugno prossimi. L’inaugurazione è fissata per venerdì 14, giorno di San Valentino. E ci saranno importanti prestiti dalla Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi a Como.
Sarà una retrospettiva molto attesa (da anni infatti mancava un percorso espositivo ampio e articolato sul maestro lariano) che intende valorizzare la preziosa documentazione del Fondo Radice, donato dalle figlie dell’artista al Mart e conservato nell’“Archivio del ’900”. Un patrimonio straordinario composto da circa 1.700 pezzi, di cui circa 1.500 disegni e schizzi per opere pittoriche, oltre a progetti di architettura e di design.
La direttrice del “Mart” Cristiana Collu sottolinea soprattutto il valore narrativo dell’esperienza espositiva dedicata a Radice: «Come museo la nostra missione è valorizzare un archivio, ma intendiamo soprattutto raccontare Mario Radice artista e uomo del suo tempo, e questo fin dall’immagine coordinata che abbiamo scelto per la rassegna che non vuole assolutamente essere un mero “omaggio”: la nostra missione è ricordare le cose e non commemorarle. Abbiamo scelto pertanto un dipinto di Radice che ritrae tre ragazzi che giocano a pallone. A simboleggiare il lavoro collettivo compiuto dal maestro lariano insieme con architetti coevi come Cesare Cattaneo e Giuseppe Terragni. Abbiamo voluto dare il senso di questa coralità, attraverso triangolazioni importanti».
Una metafora per dire che l’arte in particolari occasioni della storia si è fatta a più mani, e gli anni Trenta a Como documentano appunto questa compresenza di più competenze: architettura, pittura, arti applicate.
Como e Rovereto unite dall’arte, si diceva. «Ciascuno di noi deve tutelare e valorizzare i rispettivi patrimoni – dice la direttrice Cristiana Collu – questo è fondamentale per essere complementari e veramente “sussidiari”. Per questo mi auguro che in molti da Como vengano a visitare questa mostra».
«Indagheremo anche aspetti poco noti – dice il curatore Giovanni Marzari – Ad esempio, nella sezione dedicata ai Crolli, già editi dall’editrice Lithos di Como, si vedrà come in alcune personalità artistiche sensibili, come Radice e lo stesso Giuseppe Terragni, negli anni Trenta già si percepiva la “frana” che incombeva, letta anche in controluce con le rovine della guerra e i suoi orrori, sulle utopie estetiche di quegli anni. Per capire questa ricchezza in mostra, saranno importantissimi i contributi dello scenografo lariano Ezio Frigerio e della figlia di Radice, Barbara».

L.M.

Nella foto:
Sopra, Composizione C.F.M., tempera su tela di Mario Radice del 1935. A sinistra, Composizione R.S.V., olio su tela del 1975, che è parte della collezione del museo trentino. A destra, Composizione R.S., pastello su carta del 1945 dalla collezione di Barbara Radice

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