Como, fideiussione non valida: «Vittime di un raggiro»

Non accettato il documento presentato per l’iscrizione. La società corre ai ripari
«Il Calcio Como è stato vittima di un raggiro».
Non usa giri di parole Anna Maria Restuccia, avvocato della società lariana, per commentare la vicenda che ancora una volta vede al centro dell’attenzione il club di viale Sinigaglia nell’ennesima estate rovente.
La domanda di iscrizione del Calcio Como al campionato 2012-2013 di Prima Divisione, infatti, per ora non è stata accettata dal consiglio direttivo della Lega Pro in quanto la documentazione presentata dalla società (in particolare
la fideiussione da 600mila euro) non è stata ritenuta idonea.
Ma quale è la questione? In una conferenza stampa, ieri mattina, lo hanno spiegato gli stessi dirigenti, prima che la Lega Pro ufficializzasse la bocciatura, comunque momentanea, visto che i club giudicati non idonei hanno un paio di settimane per mettersi in regola. E il Como ovviamente lo farà.
«La nostra fideiussione non sarà accettata – avevano detto i dirigenti, prima che la cosa diventasse ufficiale, con il portavoce Daniele Brunati – Ma per tutelarci abbiamo sporto denuncia in Procura a Como nei confronti delle persone e degli istituti responsabili dell’errore».
Alla conferenza stampa c’erano il presidente Amilcare Rivetti, il vice Pietro Porro, il portavoce Daniele Brunati, Guido Gieri, presidente di S3c, la società che controlla il Calcio Como. Tutti, insomma, hanno voluto metterci la faccia.
«Non vogliamo che la gente pensi che la partecipazione al campionato sia a rischio – ha detto Pietro Porro – Ci siamo trovati in questa situazione, ma ne usciremo più rafforzati di prima: il tempo parlerà a nostro favore».
«Il nostro percorso non cambia – ha detto con decisione Gieri – Il progetto sarà portato avanti con convinzione, rispettando gli impegni e i programmi che ci siamo dati».
Per riparare a questa situazione a dir poco spiacevole, perché di fatto è tale, il consiglio d’amministrazione del club, riunito lunedì sera, ha subito stanziato la somma di 600mila euro in contanti per coprire la seconda fideiussione, che a questo punto dovrà essere ripresentata in tempi brevissimi.
Riassumendo: fideiussione non idonea, Lega Pro che per ora non accetta la domanda di iscrizione e società al lavoro per sanare la situazione al più presto.
Con, in ogni caso, probabile sanzione di un punto al via del prossimo campionato (con il club che comunque ha annunciato ricorso).
Pare invece scongiurato – la notizia giunge informalmente da fonti della Lega Pro – il rischio che possano essere bloccati i contributi per chi schiera in campo i giovani.
Di fatto, dunque, che cosa è successo?
Al di là di un aspetto puramente sportivo-gestionale, la risposta ora dovrà arrivare anche dalla Procura, a cui si è rivolta la società azzurra. Tifosi e appassionati, dal canto loro, si chiedono legittimamente come si sia arrivati a questo punto in una vicenda che il presidente Amilcare Rivetti ha definito «una truffa».
Poi hanno fatto seguito le parole dell’avvocato Anna Maria Restuccia, che difende le ragioni del Calcio Como e spiega così ciò che è avvenuto.
«Persone del mondo del calcio – dice – hanno presentato ai dirigenti lariani dei broker, che si sono presentati come tali, e che hanno dato la loro disponibilità ad emettere la fideiussione». Un’operazione fatta per conto di una banca legata a un importante gruppo estero, almeno in base alla documentazione fornita.
Tutto con carta intestata, timbri e contatti attraverso posta certificata.
«I broker hanno portato avanti tutto, garantendo che ogni cosa fosse al suo posto». Ed effettivamente la fideiussione è arrivata ai dirigenti lariani, che l’hanno presentata alla Lega Pro assieme a tutti i documenti per l’iscrizione. «Ma, da un controllo incrociato tra la Lega Pro e la stessa banca, è emerso che in realtà quella fideiussione non era idonea – spiega ancora l’avvocato Anna Maria Restuccia – Dal mio punto di vista posso affermare che il Como è stato vittima di un vero e proprio raggiro». Su ciò è stata presentata una denuncia e a questo punto toccherà alla Procura indagare sulla vicenda e sulle responsabilità. Ora la palla, per rimanere in termini calcistici, passa dunque alla magistratura.

Massimo Moscardi

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