Como ha venduto alla Regione le sue azioni della Milano-Serravalle. Ma per farlo sono serviti 7 anni

Cartello autostradale della Milano-Serravalle

Sette anni per cedere la propria partecipazione azionaria nella Milano-Serravalle. Se non è un record, poco (forse) ci manca. Di sicuro, è la testimonianza di quanto possa essere incredibilmente lungo e farraginoso, per la pubblica amministrazione, decidere qualcosa e poi assumere il provvedimento conseguente.

Sei giorni fa, la giunta di Como ha deliberato di vendere alla Regione Lombardia le proprie azioni della Milano-Serravalle. Si è trattato dell’atto conclusivo di un processo iniziato il 26 settembre 2012, poche settimane dopo l’insediamento della giunta di centrosinistra.

Allora il consiglio comunale votò la «dismissione» delle 360mila azioni (pari peraltro allo 0,2% del totale delle quote sociali) non ritenendo la partecipazione nella Milano-Serravalle «strategica e funzionale al perseguimento delle finalità istituzionali dell’ente».

Che cosa sia accaduto nei sette anni successivi è riassunto, in breve, nel dispositivo della delibera pubblicata ieri sul sito di Palazzo Cernezzi. Dopo due gare pubbliche andate a vuoto nel 2013, il Comune chiese nel gennaio del 2015 al cda di Milano-Serravalle di stabilire il valore di mercato delle azioni. La risposta dello stesso cda – che nel frattempo aveva incaricato dell’expertise una società esterna – arrivò nel marzo 2017. Due anni e due mesi per fissare il prezzo di ciascuna azione a 2,29 euro.

È ancora la Milano-Serravalle, in seguito, a chiedere a tutti gli altri soci con diritto di prelazione se fossero interessati all’acquisto delle azioni comasche. Passano così altri due anni e finalmente, il 4 febbraio 2019, in municipio giunge la proposta della Regione. La quale accetta di ritirare il pacchetto di Palazzo Cernezzi per 824mila euro.

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