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Como, i timori e le speranze della ripartenza: «I danni da lockdown però restano»

Il lockdown è finito. Da oggi l’inimmaginabile serrata che ha contraddistinto i mesi passati – imposta dall’esplosione della pandemia – allenterà la presa. Bar, ristoranti e negozi praticamente di ogni tipo potranno rialzare le saracinesche nella speranza che le persone abbiano voglia di ripartire e di tornare rapidamente alla vita di prima. Ma la città e il territorio sono pronti?«Incrociamo le dita – esordisce il presidente di Confcommercio Como, Giovani Ciceri – Innanzitutto devo esprimere la soddisfazione per ciò che si è ottenuto in tema di commercio, a partire dal settore della ristorazione perché quanto andrà in scena è l’esatta riproposizione delle linee che abbiamo indicato nelle settimane scorse». C’è ovviamente anche tensione per la ripresa che non potrà da subito «essere a pieno regime. Noi siamo pronti, ci vorrà anche il senso di responsabilità dei cittadini. Dai vari settori che fanno capo a Confcommercio arrivano segnali positivi e di ottimismo. I ristoratori sono pronti e così anche i negozianti. Già da tempo i nostri associati si sono dati da fare per farsi trovare preparati, per quanto concerne le misure di sicurezza e i dispositivi di protezione, in vista di domani. Siamo fiduciosi e altrettanto consapevoli che ora si potrà iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel ma che alle spalle abbiamo mesi di inattività che hanno creato una voragine economica che andrà colmata», spiega sempre il presidente Ciceri che fa un ultimo riferimento all’aspetto sanitario dell’intera vicenda e che è anche quello che maggiormente lo allarma. «Il vero punto interrogativo riguarda però la reale situazione sanitaria. Il livello di contenimento della pandemia, il numero vero dei contagi e quanti tamponi e test sierologici sono stati fatti. Il tutto per avere un quadro attendibile della situazione che ci circonda», chiude Giovanni Ciceri.Soddisfatto ma altrettanto timoroso per quanto potrà accadere è anche Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como. «Purtroppo, pur contenti della ripartenza, in tanti sono impreparati», dice Casartelli. «Non perché non si siano attivati per tempo per avere tutto a norma, ma perché in molti casi le incertezze su quanto sarebbe stato fatto anche in Lombardia, hanno spinto molti associati, magari del settore alimentare, a trattenersi dal fare provviste o altro. I ristoranti ad esempio, hanno le dispense vuote non potendo sapere quando sarebbero potuti ripartire. I fornitori sono poi rimasti fermi fino all’ultimo e solo ora potranno e dovranno riattivarsi alla massima velocità. Incertezze, sicuramente giustificate dalla situazione sanitaria ancora precaria, che però alla fine si fanno sentire sulla programmazione economica dei nostri associati», spiega sempre Casartelli che conclude con una previsione. «Con ogni probabilità la prima settimana sarà di assestamento – dice il presidente di Confesercenti – Solo dopo si potrà cominciare ad avere una visione più dettagliata di quanto possibile fare». Interrogativi e dubbi che verranno tra poche ore risucchiati nel vortice della ripartenza.

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