Como: no alla privatizzazione dell’acqua. Dopo Cantù cambia idea anche il capoluogo
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Como: no alla privatizzazione dell’acqua. Dopo Cantù cambia idea anche il capoluogo

«L’idea del Comune di Como non è sicuramente privatizzare l’acqua».
A poche ore di distanza dalla “svolta” su Como Acqua annunciata dal primo cittadino di Cantù durante l’assemblea dei sindaci di mercoledì pomeriggio, anche Palazzo Cernezzi sembra cambiare idea sul destino della società unica di gestione del ciclo integrato delle acque. E con un comunicato stampa conferma come nonostante «nell’attuale progetto» vi siano alcune «criticità che devono essere superate, la proposta di delibera licenziata dalla giunta sarà ritirata dall’ordine del giorno del consiglio comunale». Il motivo alla base della decisione, si legge nel comunicato, è il «riferimento all’assemblea che è stata rimandata». La sostanza della vicenda sembra però essere diversa. Il centrodestra, a Como, non aveva trovato una posizione unitaria. Almeno sei consiglieri comunali erano pronti a uscire dall’aula al momento della votazione.
Il rinvio di mercoledì e il cambio di direzione di Cantù permettono adesso di trovare una soluzione politicamente meno traumatica. E di evitare il primo, grosso inciampo che già si profilava all’orizzonte della coalizione al governo della città.
Ieri pomeriggio, durante la riunione dei capigruppo, la presidente del consiglio comunale di Como, Anna Veronelli, ha confermato lo stralcio della delibera dall’ordine del giorno.
«Grande è la confusione sotto il cielo della giunta – commenta Stefano Fanetti, capogruppo Pd – la maggioranza è divisa al suo interno e vede con soddisfazione la possibilità di non decidere per altre tre settimane. Un tempo nel quale sperano inutilmente di risolvere i loro problemi».
Secondo Fanetti, «Como sta abdicando al suo ruolo, invece di guidare i processi è al traino dei piccoli Comuni leghisti. Questa cosa è inaccettabile e politicamente insostenibile».
Un’opinione, quella di Fanetti, che il coordinatore provinciale di Forza Italia e sottosegretario in Regione, Alessandro Fermi, respinge in modo netto. «La verità è che ci sono due o tre questioni importanti che alcuni sindaci hanno chiesto di verificare già da tempo. Mi pare di capire che finalmente vi sia stata un’apertura in tal senso, e questo lo valuto in modo positivo perché il tema è amministrativo e non politico».
Le questioni cui Fermi fa riferimento sono «la correttezza delle perizie delle società che si fondono, la questione della Lariana Depur e la revisione della valutazione di Canturina Servizi».
Una cosa è chiara: il centrodestra ma soprattutto la Lega, partito sin qui fortemente contrario al processo di fusione delle varie società locali in Como Acqua, sono rimasti spiazzati dalla scelta di Arosio. Senza i voti di Cantù la partita è persa e a questo punto è meglio trattare. C’è tempo fino al 15 novembre.

27 Ottobre 2017

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