Como prepara l’omaggio a Giorgio Perlasca

Giorgio Perlasca Giorgio Perlasca

In occasione della Giornata della Memoria sono molti gli eventi che vengono dedicati a Giorgio Perlasca; iniziative che quest’anno hanno una particolare valenza.
Perlasca è il comasco (era nato in città il 31 gennaio del 1910) che durante la Seconda Guerra Mondiale, fingendosi diplomatico spagnolo, a Budapest salvò la vita a migliaia di ebrei, fatti che avvennero tra l’inverno del 1944 e quello del 1945, esattamente 70 anni fa. Vicende che lui tenne nascoste anche ai suoi familiari e che emersero pochi anni prima della sua scomparsa (avvenuta nel 1992). Alcune signore ungheresi a cui Perlasca aveva salvato la vita lo cercarono infatti con insistenza fino a trovarlo. Tra i riconoscimenti che gli sono stati dati, il titolo di “Giusto tra le Nazioni” (Israele, 1989), la “Stella al Merito” (Ungheria), Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. E lo hanno celebrato anche Stati Uniti e Spagna.
Oggi la sua memoria viene portata avanti grazie alla Fondazione guidata dal figlio Franco, che ha patrocinato, anche in tempi recenti, numerose iniziative, pure nel Comasco.
E lo stesso figlio ha appoggiato l’idea di portare avanti l’iniziativa di una dedica importante per suo padre da parte della città di Como. Potrebbe essere una via, un edificio, una piazza. Questo è da valutare, ma l’assessore alla Toponomastica Marcello Iantorno ha dato il suo assenso a istruire la pratica.
Peraltro nel nostro territorio ci sono paesi che hanno già da tempo pensato di ricordare l’illustre comasco: Cernobbio gli ha dedicato un parco, Anzano del Parco la scuola del paese.
Senza dimenticare che proprio da un reportage del nostro giornale dedicato ai luoghi di Budapest in cui Perlasca aveva agito è stata pubblicata una guida della capitale magiara che è stata presentata più di un anno fa a Venezia e in Ungheria.
Ora anche Como potrebbe finalmente rendere omaggio a un grande personaggio, che merita di essere ricordato con le parole che amava ripetere. Le stesse che ora cita il figlio Franco in chiusura di ogni conferenza dedicata al padre. «Vorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia – diceva Perlasca – unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere, per sapere opporsi, eventualmente, a violenze del genere».
Massimo Moscardi

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