Como, prima l’emergenza sociale, poi i progetti incompiuti

Progetto Ticosa

Paratie, Ticosa, Villa Olmo. E ancora: il piano del traffico, il viadotto dei Lavatoi, il “nuovo” stadio Sinigaglia.
E la frattura mai ricomposta con Forza Italia, il rimpasto di giunta. Si potrà ancora parlare di tutto questo, quando torneremo alla normalità? E se sì, in che modo? Con quali toni? Con quali obiettivi?

Nei giorni dell’emergenza la politica ha fatto molto più di un passo indietro. Il consiglio comunale non si riunisce da un mese, l’attività dei partiti nel capoluogo si è praticamente azzerata. Si vive (e si discute) con gli occhi e le orecchie puntate su un unico argomento. Giusto o sbagliato che sia. Tutto il resto non conta. Meglio: non esiste.

La frase più ricorrente è: «nulla sarà più come prima». Che cosa significhi veramente, però, è da capire. Le riflessioni, sul tema, non sono univoche.
«Le grandi scelte della città, ma anche le cose più semplici, non sono dimenticate. Piuttosto, sopite. In un clima surreale, di realtà sospesa – dice il sindaco di Como, Mario Landriscina – Prima o poi ne saremo fuori, a quel punto ci si dovrà scuotere di dosso il vissuto del dolore e ripartire. I momenti a ridosso delle crisi sono sempre caratterizzati da una grande carica ricostruttiva. Molto dipenderà da quanto le persone saranno cambiate».

Le reazioni di ciascuno, dice il sindaco, sono imprevedibili. «So che la pace finirà, che il gioco dei ruoli prenderà di nuovo il sopravvento. Ma la dimensione dei problemi sarà diversa, così come l’orizzonte del nostro agire».
«Non vorrei fermare i grandi progetti – aggiunge Landriscina – ma so che bisognerà ricalibrare ogni cosa. Perché sarà prioritario favorire il lavoro, aiutare le famiglie, rilanciare il turismo». Un concetto che viene ripreso dall’assessore all’Urbanistica e al Commercio, Marco Butti: «Saremo all’anno zero. La ripartenza sarà complicata e dovremo affrontare una grande emergenza sociale. Obiettivi e progetti dovranno essere ripesati».

Il ruolo della politica sarà come sempre decisivo.
«Ma – dice Butti – ripartiremo soltanto se saremo capaci di dialogare e di confrontarci in modo nuovo, pur con le legittime differenze. Sarà la maturità dei contesti locali a determinare il nostro successo o il nostro fallimento. La pace e l’armonia delle prime settimane mi sembra già saltata a livello nazionale e regionale; spero che a livello locale ci sia maggiore unità».
Stefano Fanetti, capogruppo del Partito Democratico a Palazzo Cernezzi, è molto chiaro: «La gerarchia delle priorità è mutata; ci sono questioni che restano centrali, ma non possiamo perdere di vista che ci siamo riscoperti fragili e vulnerabili. Non penso che dal giorno dopo si tornerà a discutere di Ticosa. Bisognerà prima affrontare e risolvere i problemi delle persone travolte dalla crisi. Può essere un’occasione per rivedere il nostro modo di fare politica».

Il cambio di prospettiva legato a ciò che sta accadendo, aggiunge Fanetti, «non significa un appiattimento degli uni sugli altri. Non rinunciamo alle nostre idee. Ma sappiamo che sugli interessi della città dovremo discutere in modo nuovo».
Bruno Magatti, capogruppo di Civitas e in passato assessore ai Servizi sociali di Como, riflette sul «paradigma» del mutamento epocale dentro il quale ci stiamo muovendo. «Che ci sia da cambiare qualcosa è ovvio – dice – ma innanzitutto spero che il virus abbia la forza di portarsi via retorica e ipocrisia».
Tutto ciò che è «rimasto in sospeso dovrà essere ripreso e affrontato – continua Magatti – nella realtà locale il centrodestra dovrà ricominciare a parlarsi e tutti noi dovremo a tornare a discutere dei problemi in modo mite ma fermo. Il dramma del Coronavirus forse riuscirà a mutare il modo in cui ci si confronta, ma non deve portarci alla remissività». Sulle grandi questioni che da decenni attendono una soluzione, Magatti non dà indicazioni.
«Spero che finisca l’atteggiamento sprezzante di chi disdegna il dialogo – dice – la grande lezione di queste settimane è che le opinioni vengono dopo i fatti. Per decidere bisogna prima analizzare i dati certi. Vale per il virus, così come per le grandi incompiute della città».

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