Como ricorda L’Aquila

Molti volontari lariani partirono per aiutare la popolazione terremotata
In molti sono partiti dal Lario per portare aiuto, tutti conservano di quella drammatica esperienza un ricordo indelebile. Tre anni fa – alle 3.32 della notte del 6 aprile 2009 – una forte scossa di terremoto devastò L’Aquila e una cinquantina di paesi circostanti. Le vittime furono 309, i feriti più di 1.500 e le persone sfollate oltre 67mila. Per soccorrere la popolazione abruzzese da Como partirono uomini e mezzi del 118, della Croce Rossa, della Protezione civile, dei vigili del fuoco
, dell’Associazione nazionale alpini e altri ancora.
Mario Landriscina, direttore del 118 di Como, è appena tornato da L’Aquila dove nel 2009 fu impegnato a gestire i soccorsi. La Regione Lombardia inviò infatti in Abruzzo sia l’elisoccorso sia personale medico-infermieristico del 118 lariano. «Rivedere la città è stata una grande emozione – racconta – perché il disastro di tre anni fa ha lasciato segni tuttora evidentissimi: L’Aquila è una città blindata, disseminata di sistemi di protezione per tutti quegli edifici che non possono essere ancora utilizzati, e sono tanti».
A L’Aquila Landriscina ha provato «grande tristezza» e «una sensazione di solitudine e di abbandono». «La speranza negli occhi della gente – aggiunge – è di tornare a una vita normale, cosa che oggi ancora non è possibile». E poi un ammonimento: «Bisogna pensare che queste cose non succedono solo agli altri e quindi prepararsi, il che non significa esorcizzare un problema, ma vuol dire saperlo affrontare», sottolinea Landriscina.
Tra i numerosi volontari comaschi che operarono in Abruzzo vi fu anche Franco Renzetti, impegnato al centro di smistamento della Croce Rossa ad Avezzano. «A tre anni di distanza da quel tragico sisma conservo uno splendido ricordo di ciò che siamo andati a fare – dice Renzetti – e soprattutto delle persone che abbiamo conosciuto, sia tra i colleghi sia tra la popolazione aquilana. Penso che oggi, di fronte alla crisi che il nostro Paese sta vivendo, sarebbe molto importante ricordare lo spirito dimostrato dall’Italia, dalla vera Italia, durante l’emergenza abruzzese: se noi oggi avessimo lo spirito che abbiamo avuto nel 2009 di sicuro riusciremmo a risolvere molti problemi».
«Al centro di smistamento di Avezzano – ricorda Renzetti – arrivavano aiuti e derrate alimentari da tutta Europa e noi dovevamo suddividerli e mandarli ai vari campi allestiti sul territorio aquilano per accogliere gli sfollati. È stata un’esperienza indimenticabile».
Dell’Abruzzo conserva un ricordo indelebile anche Bruno Meraviglia, direttore tecnico della Meraviglia spa, l’impresa edile di Bulgarograsso che nelle zone terremotate ha costruito 184 nuovi alloggi. Duplice l’esperienza a L’Aquila e nei dintorni.
«Dapprima siamo stati in Abruzzo come volontari – ricorda Bruno Meraviglia – I nostri tecnici hanno operato per una ventina di giorni assieme ai vigili del fuoco e alla protezione civile per mappare gli edifici distrutti. In seguito abbiamo partecipato alla fase di ricostruzione: abbiamo vinto un bando di gara europeo e abbiamo realizzato 184 alloggi su piastre antisismiche nell’ambito del “Progetto C.a.s.e.” (Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili, ndr)».
Dell’esperienza abruzzese Meraviglia ricorda soprattutto due cose. «Innanzitutto l’accoglienza meravigliosa che abbiamo ricevuto – afferma – Pensavamo di trovare una popolazione sotto shock, ma ci siamo resi conto che eravamo noi a essere sotto shock: sono stati gli aquilani ad aiutarci. In secondo luogo, ci siamo resi conto di come costruire bene, con passione e con criterio, faccia la differenza».
Gli alloggi realizzati dall’impresa di Bulgarograsso sono stati tra i primi a venire ultimati. «Assieme a un’altra società – conclude Bruno Meraviglia – noi siamo arrivati a consegnare le case in 68 giorni anziché in 75 come previsto dal contratto».

Marcello Dubini

Nella foto:
Una colonna di soccorsi della Croce Rossa in partenza da Como verso L’Aquila

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