Sport

Como senza impianti sportivi. La proposta degli imprenditori

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Dopo l’addio al Palazzetto di Muggiò
Angelo Majocchi: «Prendiamo esempio da Erba». Flavio Foti: «Pronti a fare squadra»

Como città senza impianti sportivi. Il “caso” palazzetto di Muggiò non è isolato. La questione è esplosa durante la visita del presidente nazionale del Coni, Giovanni Malagò, con l’annuncio della chiusura della struttura da parte del sindaco Mario Lucini. Una chiusura senza un progetto per realizzare una nuova casa per gli sportivi comaschi. Eppure altrove questi progetti hanno dimostrato di avere le gambe, come nel caso di Erba, che ha recentemente inaugurato il nuovo Centro Sportivo Lambrone – realizzato dalla comasca Nessi & Majocchi – con tanto di

piscina o di Grandate e di Bizzarone, con due centri all’avanguardia per il calcio e non solo, sotto l’ala della società Inexere del Gruppo Foti.
Un altro imprenditore notissimo, come il calciatore comasco, campione del mondo di Germania, Gianluca Zambrotta, ha realizzato una grande casa per gli sportivi alle porte di Como, a San Fermo della Battaglia. Soltanto Como sembra rimanere ferma al palo.
Due imprenditori del settore edile, Angelo Majocchi e Flavio Foti, con un passato e un presente sportivo, il primo è stato portiere dell’Hockey Como e il secondo è dirigente del Calcio Como, la pensano così sulla questione e sono pronti a fare la loro parte.
«Che il capoluogo non abbia impianti idonei all’attività sportiva è un grande peccato – attacca Majocchi – Pur sapendo che le condizioni finanziarie degli enti pubblici non sono più quelle di una volta, non comprendo come si possa chiudere un palazzetto senza avere un progetto per sostituirlo».
«Le amministrazioni devono percorrere la strada delle sinergie tra pubblico e privato con le banche ad assisterle – aggiunge Majocchi – La finanza di progetto è ancora un modello valido. Per Erba almeno lo è stato. E non parliamo di dieci anni fa, ma di un impianto inaugurato l’altro giorno».
Quanto incide la burocrazia sulla realizzazione di un impianto?
«L’iter delle procedure non è mai brevissimo – spiega l’imprenditore – Serve un’amministrazione veramente efficiente e svelta nelle procedure per arrivare all’obiettivo. Così è stato per Erba, che ha chiuso il project financing in un anno. Diciamo che per un simile impianto in una città come Como i tempi potrebbero essere di un anno e mezzo».
Poi c’è il cantiere.
«A Erba – spiega ancora Majocchi – la consegna è stata fatta in 10 mesi, con 5 mesi di anticipo sui termini contrattuali. In tutta l’operazione diventa però indispensabile la sinergia con un terzo attore, le banche. Intesa San Paolo nel caso di Erba. Certo, pubblico e privato devono metterci del loro. I mutui coprono circa il 70%, la quota restante deve essere un investimento dell’amministrazione e dei partner privati. I rientri sono piuttosto lenti e non si possono moltiplicare le operazioni all’infinito, ma questo non significa che Como debba restare ferma al palo».
Ferma agli anni Settanta, mentre altre amministrazioni hanno scommesso sullo sport riqualificando i propri centri. Qual è il bilancio dell’esperienza imprenditoriale di Inexere nei centri di Bizzarone e di Grandate?
«Sono rari i casi in cui i Comuni riescono a cogliere questa opportunità – dice Flavio Foti, alla guida dell’omonimo gruppo insieme con i fratelli Giovanni e Michele – A Bizzarone in particolare ci sono stati una ristrutturazione e un ampliamento importanti con un cospicuo investimento privato. La nostra esperienza imprenditoriale è sicuramente positiva. Abbiamo creato la società Inexere, senza scopo di lucro, attraverso la quale ci sostituiamo all’ente pubblico per valorizzare un bene che altrimenti rimarrebbe in stato di semiabbandono».
E proprio il presidente del Coni, Malagò, aveva auspicato che le società sportive di Como, enti senza fini di lucro, fossero i motori con l’amministrazione per un nuovo palasport. Ma il project financing potrebbe essere vincente anche per un centro sportivo a Como?
«L’amministrazione pubblica ha sempre più vincoli che non le consentono di avviare percorsi logici e snelli. Le banche in questo periodo non sono così attive e partecipi per sviluppare tali progetti, ma attraversano un periodo di analisi di qualità del credito. Le nostre imprese sono spesso di dimensioni troppo piccole per sostenere livelli di intervento e di progetti così rilevanti».
Quindi non ci sono speranze per il palasport di Como?
«Niente di più sbagliato – risponde Foti – Noi crediamo in questa possibilità, nel fatto che fra imprenditori si possa trovare un modo di unire le forze, di presentarsi alle banche e di coinvolgere anche loro. Non escludo quindi la possibilità di intraprendere proprio questo progetto su Como per il quale, tra l’altro, abbiamo già studiato alcune soluzioni».
Da dirigente del Calcio Como, come vede il futuro del Sinigaglia?
«Da cittadino vedere lo stadio sul lago più bello del mondo in quello stato di conservazione mi rattrista molto. Da dirigente posso dire che abbiamo un progetto per un migliore sfruttamento dell’impianto, anche sotto il profilo economico. Tuttavia, nel momento in cui dal Comune tale proposta dovesse essere letta come mera operazione di speculazione – conclude Foti – questo progetto rimarrebbe soltanto un sogno».

Paolo Annoni

Nella foto:
Il palazzetto di Muggiò, dopo anni vissuti nel degrado, viene ora chiuso per sempre
5 Nov 2013

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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