Sport

Como senza un palasport: «Una sconfitta per tutti»

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Ore contate per l’impianto di Muggiò e palestre non adeguate per l’attività di un certo livello. Ecco la ricetta di Ballabio, Gilardoni e Invernizzi
Parlano tre atleti abituati a vincere in Italia e nel mondo. «Ma il capoluogo non può arrendersi»

(p.an.) Como senza un palasport, una sconfitta difficile da digerire per i tanti grandi sportivi abituati a vincere in Italia e nel mondo come Viviana Ballabio, Mara Invernizzi e Daniele Gilardoni.
Ex capitana e poi team manager della gloriosa Comense, Viviana Ballabio ricorda quando la squadra nerostellata si allenava e giocava a Muggiò.
«Negli anni Ottanta c’erano già problemi. Il parquet era rovinato e a volte pioveva dentro la struttura. La chiusura di Muggiò mi provoca comunque

un dispiacere. L’area era un punto di riferimento importante per lo sport comasco. Il palazzetto era la casa della pallacanestro, ma anche delle arti marziali. Vicino ci sono la piscina e il campo d’atletica». Poco distante c’è pure il centro sportivo di via Belvedere, un’altra grande area che andrebbe ristrutturata.
Viviana Ballabio parla della necessità di trovare una valida alternativa per la grande fame di sport che c’è a Como. «Sono rimaste palestre molto piccole, sorpassate. Purtroppo la storia si ripete. Ricordo quando l’amministrazione e la città non fecero nulla per evitare che la Comense finisse a giocare a Casnate, costruendosi il PalaSampietro».
«Eppure lo sport è una scuola di vita, una città civile e all’avanguardia si distingue anche dagli impianti sportivi. Altri paesi anche piccoli si sono dotati di centri polifunzionali. Como rischia di perdere una grande opportunità» conclude la Ballabio.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Mara Invernizzi, cestista della Comense dell’ultimo scudetto e oggi capitana del Basket Como in serie B.
«Ricordo ancora un allenamento con la Comense programmato a Muggiò perché il PalaSampietro era indisponibile – dice – Dovevamo fare lo slalom tra i secchi d’acqua in mezzo al campo. Una situazione indecorosa e in questi anni purtroppo nulla è stato fatto».
Mara Invernizzi parla anche del limite di 99 spettatori imposto alla Palestra Ronchetti di via Giulini. «Stiamo facendo di tutto per riportare una squadra di Como a un certo livello, ma dobbiamo fare i conti con problemi impensabili per un capoluogo di provincia».
Anche Mara Invernizzi ricorda la grande sconfitta della città quando la squadra di serie A1 dovette lasciare Como per Casnate. «Purtroppo la situazione di tutte le palestre di Como è deficitaria. In via Brambilla, alla Negretti e alla Massina confesso di aver provato vergogna con i genitori dei bambini del minibasket. Un centro sportivo, come un centro fitness deve essere un luogo in cui si sta innanzitutto bene. È ora che qualcuno si dia una mossa».
Le palestre che è abituato a frequentare sono i laghi (Como, Pusiano, Idroscalo…) ma Daniele Gilardoni, a margine di un incontro tenuto ieri a Milano sul progetto Sport&Work con i colleghi del Coni Lombardia Francesca Cola e Gianluca Zambrotta, non si sottrae a un commento sugli impianti sportivi.
«Il presidente nazionali del Coni, Giovanni Malagò e quello regionale, Pierluigi Marzorati hanno parlato chiaro nella loro recente visita a Como – ricorda Gilardoni – È il momento di rimboccarsi le maniche. E parlo dell’amministrazione pubblica, ma anche delle società sportive. Qui non si tratta di pensare ad opere faraoniche. Io ho avuto la fortuna di conoscere realtà sportive in giro per il mondo. Per creare strutture funzionali non servono grossi investimenti. Il Centro remiero di Eupilio può essere preso come esempio» conclude.

Nella foto:
Viviana Ballabio
7 Nov 2013

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