Como “zona franca”, un sogno che guarda a Livigno

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La proposta del presidente della Regione Roberto Maroni

Dici “zona franca” e pensi a Livigno. Inevitabile il parallelismo. Un tema tornato alla ribalta specialmente adesso, a poche ore dal voto degli svizzeri per contingentare il flusso degli stranieri verso la Confederazione.
Si sono così immediatamente riaccesi i riflettori sull’idea di rendere il territorio comasco esente da tasse e balzelli, o almeno di sgravarlo fiscalmente, come accade appunto oltreconfine. Procedura di non semplice realizzazione che, però, è già nell’agenda di Roberto

Maroni, presidente della Regione Lombardia. Ecco, allora, immancabile, il riferimento al Comune di Livigno, che gode dello status di zona extradoganale. Ovvero è esente da alcune imposte statali, come l’Iva. Un fattore che ha, giusto per citare un caso, favorito lo sviluppo turistico. Qui, infatti, i prezzi delle merci vendute non sono gravate da questa tassa. Ipotizzare dunque un territorio lariano con tali caratteristiche equivarrebbe a favorire un possibile rilancio economico. Va detto, però, come il motivo principale della nascita della “zona franca” di Livigno sia stato dovuto all’isolamento tipico della comunità. Dove, fino all’inverno del 1953 – anno dell’apertura del Passo del Foscagno – il paese era privo di vie di comunicazione con il mondo. In Italia, oltre a Livigno, ci furono, in passato, le zone franche di Zara (dal 1921 al 1947) e Fiume (dal 1924 al 1947), poi abolite.

Nella foto:
La “zona franca” di Livigno nacque per ovviare all’isolamento geografico del paese

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