Comune contro Tribunale, battaglia su Porto Letizia

Porto Letizia Porlezza

Si è sollevato un polverone su Porto Letizia. Uno scontro istituzionale che vede coinvolti il Comune di Porlezza, la Polizia Locale, ma anche il Tribunale di Como e i custodi giudiziari che il giudice Marco Mancini aveva nominato e delegato per seguire la procedura di vendita del prestigioso complesso turistico.
Una vicenda che è già finita anche sul tavolo del Prefetto di Como, Andrea Polichetti, e pure su quello del Tribunale Amministrativo Regionale. Ma andiamo con ordine, partendo dall’inizio.
Il 9 novembre scorso, dopo una segnalazione giunta il 31 ottobre dai carabinieri della stazione di Porlezza, il Comune e la Polizia Locale del paese affacciato sul Ceresio inviano una diffida ai custodi giudiziari di Porto Letizia – i dottori Francesco Nessi e Davide De Agostini, e alla dottoressa Giulia Pusterla – ma anche al legale rappresentante di Morganite e all’amministratore del condominio, chiedendo di «adottare ogni misura per impedire qualsiasi forma di invasione o occupazione degli immobili» che erano stati segnalati per la presenza di occupanti abusivi.
Il comune e la polizia locale ammonivano di procedere entro 30 giorni (quindi entro il 9 dicembre) pena la denuncia alla Procura della Repubblica per l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Un provvedimento, questo, che veniva contrastato non solo dall’avvocato dei tre custodi giudiziari, il legale Pier Paolo Livio, che lo impugnava di fronte al Tar chiedendo l’immediata sospensione della diffida (accolta dal Tribunale amministrativo), ma anche dal giudice dell’esecuzione immobiliare del Tribunale di Como, che con una lettera al Prefetto segnalava l’illegittimità della diffida («Gli organi della procedura esecutiva non sono i proprietari dei beni staggiti», visto che «il curatore non è un soggetto che subentra nei diritti e negli obblighi della società fallita») e girava la palla delle responsabilità proprio al Comune di Porlezza: «Mi sembra – scrive il giudice – che l’amministrazione voglia “sanare” una pluriennale sua inerzia investendo solo ora gli organi della procedura estranei agli obblighi e alla sanzione penale intimata».
Uno scontro istituzionale, quello sollevato, visto che la diffida sarebbe a dire del giudice «in palese contrasto con i principi di leale cooperazione istituzionale» tra le parti, rischiando inoltre «di gettare discredito e inutile tensione sui professionisti delegati che conducono le operazioni di vendita» di Porto Letizia, creando allarme ingiustificato per i potenziali acquirenti.
Il tutto, è la stoccata del giudice, a fronte di un «protratto stallo del Comune dell’assumere da molti anni a questa parte iniziative per risollevare una situazione di pericolo inveterata da tempo». Da qui la richiesta al Prefetto di Como di intervenire per ottenere da sindaco e comandante della polizia locale i chiarimenti necessari.
Intanto, il 22 dicembre, domani, la questione tornerà sul tavolo del Tar, già interessato dal legale dei custodi. L’avvocato Pier Paolo Livio aveva infatti segnalato più motivi di illegittimità, a partire dal mancato ma «obbligatorio accertamento in contraddittorio del profilo soggettivo delle responsabilità», visto che gli «organi della procedura esecutiva non sono né risultano proprietari degli immobili» e considerato che la loro funzione è «prettamente agevolativa della liquidazione dell’immobile pignorato». «La situazione a Porto Letizia è immutata da almeno 10 anni – è la chiosa del legale contro il comune – con la nota carenza di recinzione dei terreni», ma senza «esprimere ragioni attuali» puntano solo ora a «sanare una pluriennale inerzia».

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