Comunità pastorali e catechismo: il bilancio di monsignor Coletti

Il ricordo più bello, scorrendo il nastro degli ultimi dieci anni, è la visita personale, una ad una, delle 338 parrocchie della Diocesi di Como. «Un’esperienza bellissima, che auguro di cuore al mio successore, il vescovo Oscar, di poter replicare». Monsignor Diego Coletti si avvicina al saluto ufficiale alla sua Diocesi, il prossimo 13 novembre, e oggi in un incontro con i media del territorio ha ripercorso le tappe della sua missione, iniziata con la nomina a vescovo di Como del 2 dicembre del 2006.
«Il nuovo vescovo è fortunato perché guiderà un Diocesi sovrabbondante di ricchezze», ha detto monsignor Coletti, che ha deciso di trasferirsi a Laino. «Sono stato a lungo incerto sulla possibilità di rimanere su questo territorio oppure spostarmi a Sestri Levante, dove sono sepolti i miei genitori – ha detto il vescovo – Alla fine ho deciso di non allontanarmi, di rimanere defilato ma non fuori dagli orizzonti di questa terra, anche per il buon rapporto personale di stima e amicizia che ho con il mio successore».
Don Diego, come il vescovo ama farsi chiamare, ha ricordato alcuni dei passaggi fondamentali della sua opera alla guida della Diocesi. «Abbiamo riorganizzato il territorio in 31 vicariati e abbiamo poi avviato il percorso per la nascita delle comunità pastorali – ha spiegato – La parrocchia intesa alla vecchia maniera, autoreferenziale e unica risposta per il fedele dalla culla alla bara non esiste più e non avrebbe più ragione di esistere. Dobbiamo saper dare una risposta diversa e in questo senso lascio un cantiere aperto ma comunque ben avviato in una direzione precisa». Lo stesso vale anche per il progetto che rivede completamente l’approccio con i bambini e le giovani generazioni. «Abbiamo lavorato a un percorso importante, che sposta il sacramento della Cresima prima dell’Eucarestia, riportando per così dire nella giusta collocazione lo Spirito Santo – ha detto monsignor Coletti – A questo si affianca un’idea diversa del catechismo, che diventa non una lezione ma un’esperienza, un’introduzione a una vita fraterna, di carità. Ciò che ci deve stare a cuore è far conoscere ai bambini il vero centro della vita cristiana. Aggiungo anche il Progetto 0-25, per contrastare la disinformazione drastica che oggi vivono i nostri ragazzi per quanto riguarda l’educazione affettiva e sessuale».
Una riflessione anche sulla recente emergenza migranti. «Le sorprese positive sono state molte – ha sottolineato il vescovo – Sul tema dell’immigrazione non si può essere ingenui né buonisti, ma la risposta di Como non lo è stata e piuttosto è stata generosa e intelligente. Credo che la risposta della città nel suo complesso sia diventata un modello da seguire».
Il messaggio finale alla sua Diocesi lo lascerà nella messa di ringraziamento e chiusura dell’Anno Santo, il 13 novembre. Ma è riassunto nel suo motto, “consummati in unum”, «la perfezione nell’unità».
Anna Campaniello

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