Con i Vip ai fornelli per studiare l’arte del cibo

C’è anche la “lista della spesa” di Beethoven
Ben 4mila testi, manoscritti e a stampa, compresi tra il XIV e il XIX secolo, nelle lingue italiana, latina, francese, tedesca, inglese, spagnola, portoghese. Più importanti documenti di cultura olandese, svedese, russa e giapponese. Illuminano tutti il sapere dell’arte di mangiar bene nel senso più ampio: gastronomia come ricette, certo, ma anche dietetica, galateo, igiene, scienza degli ingredienti. In via Regazzoni 6 a Lugano, a pochi passi dalla antica cattedrale intitolata a San Lorenzo
, interessata in quest’epoca da un ampio restauro, sorge da tre anni un monumento al libro unico. Con pagine rare e tutte da gustare, in grado di far venire l’acquolina in bocca non solo ai patiti di bibliofilia ma anche agli appassionati di cucina e gastronomia e più in genere di cultura materiale. È la Fondation “B.In.G.” (“Bibliothèque Internationale de Gastronomie”), nata nel 1992 dall’incontro di un gruppo di studiosi e appassionati di cultura gastronomica, per iniziativa e impulso dell’ingegnere Orazio Bagnasco. Alla sua morte, il tutto è stato affidato a un’apposita fondazione. «Visitata abitualmente da docenti e studiosi di ogni parte del mondo», come spiega orgogliosa la curatrice, Marta Lenzi, la splendida biblioteca di gastronomia luganese, che con uno scanner professionale si sta progressivamente traducendo in immagini ad altissima definizione per una migliore divulgazione dei contenuti, è aperta regolarmente agli studiosi su appuntamento. Sono possibili anche visite guidate per gruppi e associazioni. La biblioteca è protagonista con prestiti mirati dei capolavori che custodisce a mostre a tema e con presenze in numerose rassegne per bibliofili in Europa. A Milano, i suoi volumi sono stati protagonisti in una delle prime edizioni della “Mostra del libro antico” allestita dal senatore azzurro Marcello Dell’Utri. Alla “Fiera del libro” di Francoforte nel 2008 ha ricevuto il premio “Best of the best” per il sontuoso catalogo in tre volumi, che Orazio Bagnasco fece pubblicare nel 1994. E a metà febbraio sarà ospite con un apposito stand multimediale della prima fiera del libro gastronomico di Parigi.
Ma quali sono le chicche luganesi? Il principe della rassegna è un Tacuinum Sanitatis, un’enciclopedia medica illustrata figlia di un genere che ebbe vastissima diffusione nel Medioevo e nel primo Rinascimento. Il tesoro luganese è un esempio di quel dialogo tra le culture di cui spesso gli uomini parlano ma che molti libri anticipano in modo profetico. Si basa, infatti, sulla traduzione latina di un’opera araba composta da un medico cristiano di Baghdad del’XI secolo. Il manoscritto può essere datato attorno agli ultimi anni del XV secolo e contiene 391 miniature dipinte a colori policromi.
Ma nel catalogo luganese spicca anche una pagina della Bibbia di Gutenberg, d’interesse gastronomico poiché parla di viticultura. E altre curiosità: un libro appartenuto a Nostradamus, uno tra i più famosi ed importanti scrittori di profezie della storia, con tanto di firma autografa di appartenenza, un libro di agronomia con una lettera autografa di Jeanne-Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour, e una “lista della spesa” per i banchetti della corte del condottiero e politico inglese Oliver Cromwell, essa pure con firma autografa. E anche carte del “libro di casa” di Ludwig Van Beethoven con la nota della spesa del sommo compositore.
Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Una delle edizioni di Plinio della biblioteca

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