Cultura e spettacoli

Con la danza “Il mago di Oz” diventa una favola adulta

Domani sera in piazza Verdi
Una scuola di danza assai poco convenzionale, che è un laboratorio creativo e maieutico, anzitutto. Una scuola di vita, a 360 gradi. Da cui sono passate, in oltre trent’anni di attività, le figlie (e alcuni figli, in misura assai minore) della migliore borghesia comasca. Una scuola che ha affrontato, anno dopo anno, produzioni con palcoscenici importanti (Teatro Sociale e anche l’Autunno Musicale) e testi impegnativi non solo del repertorio coreutico ma anche della letteratura: l’esperienza

multimediale ante litteram del Futurismo marinettiano, la Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepúlveda, il sublime racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, La principessa Brambilla di E.T.A. Hoffmann, Ifigenia, Alice, Pinocchio, Lo Schiaccianoci e, lo scorso febbraio in Sala Bianca, La signorina Else di Arthur Schnitzler.
Stiamo parlando della scuola di Isa Traversi, che ha lavorato anche con il grande Lindsay Kemp e che domani alle 21.15 al Sociale di piazza Verdi a Como (ingresso a inviti in platea, galleria a ingresso libero) si lancerà in una nuova avventura, frutto di oltre due anni di intenso lavoro. È Mi chiamo Dorothy, lavoro della durata di circa un’ora, liberamente ispirato al celebre Mago di Oz. Sembra di assistere a una catastrofe umanitaria vista con gli occhi di una bambina: l’esodo dalla Siria, tanto per citare un caso recente. La Dorothy protagonista della pièce «è una bambina comune cui capita un’avventura straordinaria», un tornado che la strappa dalla sua casa catapultandola lontano, in un’avventura straordinaria. E il racconto accompagna lo spettatore nella sua maturazione: diventare ciò che si è dentro è il mestiere più difficile e più necessario, e si chiama vita. «Pur smarrita tra cicloni, streghe e orizzonti sconosciuti, Dorothy costruisce un pensiero critico tra quotidianità e straordinarietà: l’esito è una personalità aperta, tollerante e curiosa», si legge nelle note di regia di Isa Traversi, che per questo spettacolo – in cui non mancano riferimenti al cinema (la bambina con la piantina in mano di Leon di Luc Besson) e all’arte (la tradizione delle “Deposizioni”) – ha coinvolto 25 danzatrici: bambine dai sei anni in su (compresa una disabile) ma anche le sue allieve di un tempo.
Una storia di formazione, quella raccontata da Isa Traversi, per un’idea di danza “totale” che invita a valorizzare l’enorme potenziale di energia dei bambini: «L’arte è una stazione sperimentale in cui si prova a vivere. Per me e per le mie allieve – conclude – il teatro-danza è un investimento creativo a 360 gradi».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Un particolare dalla locandina dello spettacolo in scena domani sera a Como
28 maggio 2014

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