Con l’evangelista Marco dal Getsemani al sepolcro

don Agostino Clerici

Don Agostino Clerici nel suo nuovo libro Fuggì via nudo. Dal Getsemani al sepolcro (pp. 79, 10 euro) pubblicato nella collana “L’essenziale è visibile”, accende i riflettori su una pagina evangelica che sembra corrispondere a un precetto di Edgar Allan Poe: «Il posto migliore per nascondere qualsiasi cosa è in piena vista». Non è questione di misteri da svelare, ma di connessioni. Le pagine evangeliche in questione in realtà sono due, e il compito che si dà l’autore è sottolineare la relazione. Il primo passo è in Marco, ai versetti 14,51-52, quando si chiude l’episodio del Getsemani: «Seguiva Gesù un giovane, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo». Il secondo passo è poco oltre sempre nel vangelo di Marco, al versetto 16, 5: «Entrate nel sepolcro, le donne videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura».
Chi era quel giovane, che appare nella Bibbia nel solo Marco? Don Clerici sottolinea che la stessa parola greca che nei due passi designa i due giovani, “neaniskos”, fa riferimento in realtà alla stessa persona. Ipotesi interpretativa o verità rivelata? Qui è questione di fede ma anche di lasciarsi prendere per mano dalla forza di un racconto, visto in una diversa prospettiva, che la cristianità vuole chiave di volta di tutta la storia umana. Ci sono passi nel Nuovo Testamento che molti preferiscono non argomentare, si fermano sulla soglia per non sondare un mistero che forse è tale solo ai nostri occhi ma si manifesta, con poche essenziali parole, e innegabile potenza simbolica.
Si pensi a Giovanni 8,1, al famoso episodio dell’adultera. Gesù si mette «a scrivere col dito per terra», gesto di sublime bellezza e ineffabile densità: cosa scrive? E perché? Passo oscuro, glissano molti commentatori.
Qui partendo dal vangelo di Marco don Agostino Clerici apre il suo racconto in prima persona, per bocca appunto di questo “neaniskos”, premettendo che egli sia «un giovane che compie un itinerario sulle orme di Gesù, dalla sera del giovedì al mattino della domenica. Un itinerario di cui il vangelo offre solo due tasselli. Un itinerario pieno di domande che trovano una insperata risposta di vita proprio dentro il luogo della morte».
Una rivelazione che percorre un testo, la Bibbia, dove ogni parola ha un peso e apre una fitta rete di connessioni e intertestualità (oltre che di innumerevoli interpretazioni). E nel caso del giovane testimone – che parte da un sepolcro ormai vuoto e lascia invadere i propri occhi dalla luce irradiata dal «dono supremo dell’uomo della croce» – è un messaggio che riguarda tutti. Nessuno escluso. Don Clerici dedica il libro, significativamente, «a quanti in questi mesi di pandemia hanno abitato sepolcri di solitudine e confusione perché si possa sprigionare per la loro vita il profumo della risurrezione».
In copertina il suggestivo bassorilievo di Clemente Tajana Ha lasciato il suo lenzuolo nel sepolcro del 2020.

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