Economia

Concordati preventivi, la buona idea che diventa una giungla

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Lo strumento nato per evitare i fallimenti ora suscita dubbi e perplessità anche negli esperti

Le richieste di concordato preventivo, dall’entrata in vigore della nuova normativa nel settembre del 2012, hanno fatto registrare un andamento altalenante.
Prima di tale data le domande depositate in Tribunale a Como, dall’inizio dell’anno, sono state 11.
Dopodiché, fino alla fine del 2012, se ne sono aggiunte altre 32, per un totale di 43 richieste. La cifra, invece, da gennaio 2013 fino a oggi è arrivata a quota 30.
In base ai dati forniti dalla Camera di Commercio di Como

si può inoltre vedere come dal primo settembre del 2013 fino a oggi le richieste di concordato che sono poi state aperte abbiano toccato quota 18. Sintetizzando, dunque: in 14 mesi, dal settembre 2012, data di avvio della nuova normativa fino a oggi, in totale le richieste sono state 73. Tornando intanto alle richieste, nell’elenco spiccano aziende dalle dimensioni più svariate.
Ci sono microimprese con 2 soli dipendenti, ma anche colossi da centinaia di impiegati. Dalla Polti di Bulgarograsso, ad esempio, al Gruppo Cartorama di Turate, che complessivamente hanno più di 300 dipendenti.
Va inoltre detto come la procedura di concordato avvenga attraverso la presentazione al Tribunale di una proposta, rivolta ai creditori, di pagamento di una parte dei loro crediti. Se tale indicazione, insieme con il piano dei pagamenti, passa il vaglio dell’autorità e viene accettata dalla maggioranza dei creditori, il concordato viene omologato.
Ciò non rappresenta la “fine” dell’impresa e la liquidazione dell’azienda. È infatti ipotizzabile la presentazione al Tribunale di una proposta di concordato di continuità o di affittare l’azienda ad altri soggetti.
Diversi i commenti. C’è chi ritiene il “nuovo” concordato preventivo un mezzo esageratamente sfruttato dal debitore a proprio vantaggio e chi lo identifica come un modo per procrastinare il fallimento. C’è invece chi lo interpreta come uno strumento decisamente meno punitivo verso gli imprenditori, con un fine ben preciso: mettere in cima alla lista delle priorità il sostegno dell’attività economica.
«Le novità del settembre 2012 hanno di certo agevolato l’uso di questo strumento, ma il punto determinante è riuscire a soddisfare adeguatamente i creditori – spiega il commercialista Paolo Lanzara – Il reale problema è la capacità di prevedere il futuro dell’azienda che accede al concordato e capirne il vero valore sul mercato. Soprattutto in un periodo di pesante crisi dove tutto può mutare repentinamente». E il dato percentuale di soddisfacimento dei creditori chirografari si aggira tra il 20 e il 30%. «Ciò significa che il 70% può andare perduto. L’aumento di tali procedure, se non adeguatamente controllate, potrebbe inoltre generare un’onda lunga che finirebbe per dare vita ad altre richieste di concordato. Certo è che se l’alternativa è il fallimento, ben venga il concordato che, se ben strutturato, permette ai creditori di incassare con una certa sicurezza nei tempi la cifra prevista», aggiunge Lanzara.
Va inoltre ricordato come la legge sul concordato nasca con la normativa fallimentare del 1942, dove si prevedeva un soddisfacimento dei creditori al 40% che venne poi abrogato nel 2005 e non ci fu più un limite al ribasso.
Tanto che, in passato, si arrivò a chiudere accordi anche con percentuali dell’8%.
«Un concordato preventivo non ha molto senso se almeno non si raggiunge una percentuale di soddisfacimento dei creditori del 25- 30%», conclude Paolo Lanzara.
«In pratica, si tratta di un mezzo che punta a garantire la continuità delle imprese, laddove ci siano motivazioni fondate. La realtà spesso è che, alla fine, ai creditori vengono pagate cifre bassissime e dunque la tutela si rivela scarsa. Si salvaguarda l’azienda e si fa sì che i fornitori possano avere sempre un cliente – aggiunge Andrea Passarelli, ex presidente dell’Ordine dei commercialisti di Como – Ma è un sistema molto in equilibrio. La pratica è che ora c’è una pletora eccessiva di richieste di tal natura».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Complessivamente, a partire dal 2012, anno in cui le regole del concordato preventivo sono state cambiate, in Tribunale a Como sono state depositate 73 richieste
16 Novembre 2013

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