Concorso esterno al clan. Chiesti quattro anni e mezzo per l’avvocato Vincenzo Minasi

Processo ’ndrangheta – La sentenza non arriverà prima dell’autunno
Ma il legale comasco si è sempre professato innocente
L’accusa ha chiesto una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione per l’avvocato comasco Vincenzo Minasi.
Al professionista viene contestato il concorso esterno al clan di ’ndrangheta dei Valle-Lampada. Per gli altri imputati nel processo in corso in Tribunale a Milano sono state chieste condanne fino a 6 anni. La sentenza non arriverà prima del prossimo autunno.
Il noto legale, che ha lo studio in via Varesina, a Como, e vive a Fino Mornasco, è stato arrestato nel mese di
dicembre del 2011 e da allora non è mai uscito dal carcere. L’indagine che coinvolge il professionista comasco è coordinata dalla Dda, la Direzione distrettuale antimafia.
Secondo l’accusa, Minasi avrebbe collaborato agli affari del clan della malavita organizzata Valle-Lampada.
Sempre stando alle tesi dell’accusa, l’avvocato era «un consigliere a disposizione degli associati».
Alla fine di maggio, in Tribunale a Milano si è aperto il processo che vede Minasi accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri è stato il giorno delle richieste dell’accusa.
Il pubblico ministero, dopo una requisitoria durata circa due ore e mezza, ha chiesto per Vincenzo Minasi la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione.
Chiesta invece l’assoluzione per quanto riguarda l’accusa, sempre rivolta al legale comasco, di aver fatto da prestanome al clan della ’ndrangheta, intestandosi una società per conto di clienti esponenti della malavita organizzata.
Per quanto riguarda gli altri imputati, l’accusa ha chiesto rispettivamente 6 anni e 1 un anno e 6 mesi di reclusione.
Il processo si protrarrà probabilmente ben oltre le previsioni.
La sentenza, che era stata annunciata entro la fine dell’estate, in realtà non arriverà prima dell’autunno prossimo. Sono già state fissate udienze fino alla fine di settembre. In particolare, venerdì prossimo è previsto l’intervento della parte civile e della difesa di uno degli imputati, mentre per l’altro si tornerà in aula lunedì 23 luglio. L’arringa del legale di Minasi, difeso da Roberto Rallo, è attesa invece per il prossimo 24 settembre. Per la sentenza si dovrà poi attendere ancora.
Ieri, dopo la richiesta di condanna, Vincenzo Minasi ha chiesto la parola per precisare alcuni aspetti legati a documenti citati dall’accusa. Alla vigilia del processo che lo vede sul banco degli imputati, l’avvocato lariano aveva inviato una lettera al “Corriere di Como” per ribadire la sua innocenza.
«Ho atteso l’inizio del mio processo per parlare pubblicamente, poiché ritenevo che farlo prima avrebbe potuto interferire con le indagini», aveva precisato Minasi nell’introduzione della lettera.
«Tengo subito a precisare la mia assoluta e completa estraneità o vicinanza alla mafia in ogni suo aspetto – aveva scritto poi il legale comasco accusato di concorso esterno in associazione mafiosa – Vorrei sottolineare l’importanza del mio processo nel suo aspetto generale, in quanto rappresenta e rappresenterà un giudizio sui poteri e sulle garanzie che un avvocato ha o dovrebbe avere nell’esercizio delle sue funzioni. Non ho commesso reati – si leggeva ancora nella lettera – Non ho fatto niente se non aver dato pareri e consigli che competono all’avvocato nel regolare e legale svolgimento della sua professione».

Anna Campaniello

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